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26 apr 2022

Cesira, 98 anni. "Ho assistito alle fucilazioni in piazzale Loreto"

Codogno, a fine aprile di 77 anni fa lavorava come sarta a Milano. È rimasta una delle ultime testimoni della fine del fascismo

Le lacrime del gerarca Starace prima di essere fucilato e i corpi appesi al distributore di benzina di piazzale Loreto di Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e di altri fascisti. Cesira “Rina“ Brunetti, 98 anni tra pochi giorni, è ancora una delle poche testimoni oculari del giorno in cui, di fatto, finì la dittatura. Codognese di nascita, è stata la moglie di Natale Mori, partigiano ferito a Megolo in Valdossola il 13 febbraio del 1944 in cui perse la vita un altro partigiano combattente, Angelo “Lolo“ Clavena, e quel giorno di 77 anni fa, appena ventenne, assistette, in prima fila, all’ultimo atto del fascismo. "Abitavo a Milano nella zona di Corso Buenos Aires e, alla fine della settimana, facevo ritorno a Codogno: facevo la sarta dopo aver lavorato al ristorante Savini come guardarobiera prima del bombardamento che lo distrusse – racconta –. Ricordo quei giorni frenetici, la voce alla radio “Qui Milano libera” e la voce che diceva "La città non è abbandonata a se stessa, ma c’è chi veglia in armi". Ricordo la sera prima dei fatti di piazzale Loreto una Milano tutta illuminata: a notte fonda arrivano i corpi del Duce e della Petacci (Mussolini fu ucciso il 28 aprile a Giulino di Mezzegra, nel Comasco ndr)".

Il 29 aprile, Cesira Brunetti era uscita di casa e stava per raggiungere la stazione di Milano Centrale, ma in via Scarlatti fu bloccata da camion di partigiani e fu costretta a tornare indietro, in piazzale Loreto. "La folla spingeva. Io finii contro un muro. Tutti gridavano "a morte, a morte" e battevano le mani. Poi vidi arrivare Achille Starace su un motocarro. "Saluta il tuo Duce", gli dicevano i partigiani davanti al corpo penzolante di Mussolini. Lo fecero sedere di schiena verso la banca con il volto rivolto verso la piazza. Ho visto le lacrime sul suo volto. Poi la raffica di mitra".

Mario Borra

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