Una foto felice di Jospehine Odijie
Una foto felice di Jospehine Odijie

Lodi, 15 febbraio 2019 - "A provocare  la morte di Josephine è stato un incidente". In quasi 6 mesi di indagini a tappeto la procura di Lodi non ha mai iscritto nessuno nel registro degli indagati. La vicenda di Josephine Odijie, 35 anni, nigeriana, trovata senza vita il 3 giugno nella piscina di cascina Reghinera a Castelgerundo, potrebbe chiudersi senza un colpevole. La procura infatti ha presentato il 10 dicembre al gip di Lodi la richiesta di archiviazione del caso come suicidio (così a livello giuridico). La giovane nigeriana è morta per "asfissia meccanica acuta da annegamento". Già a fine giugno, l’autopsia aveva evidenziato nel sangue di Josephine un tasso alcolemico superiore a 2 grammi/litro. La donna era finita nell’acqua fredda della piscina in uno stato di "franca ubriachezza", scrive il medico legale incaricato dalla procura. Difficile invece per gli inquirenti individuare l’esatta ora della morte: il cadavere di Josephine era rimasto tutta la notte immerso nella piscina e aveva fatto disperdere tutto il calore corporeo (fattore necessario per questa analisi).

Nei primi mesi d’indagine il pm Alessia Menegazzo, titolare del fascicolo, aveva messo sotto torchio il compagno di Josephine, Stefano Acerbi, 78enne imprenditore agricolo e proprietario della villa dove la donna è stata trovata senza vita, che frequentava Josephine da otto anni. Acerbi al momento della tragedia si trovava in barca con amici in Toscana: Josephine quel weekend non lo aveva seguito perché pochi giorni dopo avrebbe dovuto sostenere l’esame per diventare Oss. Acerbi si è subito dimostrato totalmente estraneo alla vicenda. Poi, le attenzioni della procura si erano indirizzate verso un giovane nigeriano che da qualche settimana viveva in una casetta nella proprietà di Acerbi. L’uomo la notte tra il 2 e il 3 giugno stava dormendo e non si sarebbe accorto che Josephine stava annegando. La donna infatti avrebbe barcollato fino al bordo piscina fino a cadere completamente nuda nell’acqua e a morire annegata.

Anche le verifiche su pc e cellulare della vittima non hanno fatto emergere nulla di valido. Dagli esami biologici, sul bordo e nella piscina, poi non sono emerse tracce organiche in grado di poter dimostrare che ci fosse qualcun altro. Per il consulente che la procura ha incaricato resta comunque "ignota la dinamica della tragedia". Perché al momento, con gli elementi in mano alla procura, non è ancora possibile capire come possa essere finita in acqua la donna. La procura di Lodi ha battuto tutte le piste alla ricerca di un movente. Da quella passionale a quella legata più strettamente alle amicizie. Ma invano. Gli inquirenti hanno esaminato anche le telecamere della videosorveglianza della cascina, ma dai fotogrammi non si vedono persone uscire o entrare nella proprietà nella notte tra il 2 e il 3 giugno. L’ultima parola ora spetterà al gip di Lodi che dovrà decidere se accogliere la richiesta di archviazione. La famiglia della vittima potrebbe presentare opposizione.