di Carlo D’Elia C’è un’altra sanità, oltre alla questione Covid. Negli ultimi tre mesi sono tanti i pazienti che hanno visto rimandare, ad esempio, la biopsia. E’ uno degli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria o, per l’esattezza, delle norme sul distanziamento sociale che hanno costretto a dilazionare gli accessi nelle strutture sanitarie. Risultato: i tempi per l’esecuzione di alcuni esami diagnostici e di follow up si dilatano giocoforza. Come nel caso di una donna 52enne residente a Caselle Landi che avrebbe dovuto effettuare una biopsia ieri all’ospedale di Codogno. A...

di Carlo D’Elia

C’è un’altra sanità, oltre alla questione Covid. Negli ultimi tre mesi sono tanti i pazienti che hanno visto rimandare, ad esempio, la biopsia. E’ uno degli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria o, per l’esattezza, delle norme sul distanziamento sociale che hanno costretto a dilazionare gli accessi nelle strutture sanitarie. Risultato: i tempi per l’esecuzione di alcuni esami diagnostici e di follow up si dilatano giocoforza. Come nel caso di una donna 52enne residente a Caselle Landi che avrebbe dovuto effettuare una biopsia ieri all’ospedale di Codogno.

A informarla del rinvio, senza una nuova data fissata, è stato direttamente il presidio ospedaliero. La donna, che già quattro anni fa ha sconfitto un tumore al seno, da tre mesi ha scoperto di un avere delle cisti alle ovaie. Per questo il controllo e l’operazione, con l’obiettivo di capire con chiarezza cosa stesse accadendo e per escludere qualsiasi tipo di problema ben più grave, i medici lodigiani le avevano consigliato di farlo almeno entro Natale. "Quando venerdì scorso è arrivata la comunicazione del rinvio “a data da destinarsi“ della mia biopsia sono rimasta senza parole – riferisce la 52enne -. Capisco l’emergenza sanitaria, le difficoltà del personale sanitario di poter affrontare una situazione difficile e complicata sotto tanti punti di vista. Ma il mio caso, come penso quello di molti altri, è delicato perché io sono uno di quei pazienti che in teoria dovrebbero essere tenuti maggiormente sotto controllo visto che ho già avuto il tumore al seno quattro anni fa".

Anche le visite di routine già calendarizzate procedono con il contagocce in tutta l’Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) di Lodi. Una situazione di reale emergenza che, sommata alla seconda ondata di coronavirus, rischia di fare molti più danni della pandemia. Il Cup, centro unico per le prenotazioni, ha rinviato a data ancora da definirsi tutti i controlli di routine per malati cronici.

Si tratta di visite oncologiche, pneumologiche (rinviate anche di un anno), diabetologiche, ma anche dermatologiche e ortopediche. Sono tanti però i pazienti che hanno già iniziato a rivolgersi alle strutture ospedaliere di Piacenza e Milano. Per esempio, c’è chi aveva una visita diabetologica fissata per giugno, ma che era stata rinviata dal Cup di Lodi il giorno prima di poter accedere all’ospedale di Lodi, e che ancora oggi non ha ricevuto un nuovo appuntamento. In tanti, infatti, per accelerare le tempistiche di visita e controllo, sono stati costretti a rivolgersi al privato.

"In Lombardia è tutto bloccato - sottolinea la donna di Caselle Landi -. Solo pagando il privato è possibile ottenere un servizio. All’ospedale di Piacenza invece tutto sta procedendo: le visite vengono svolte e anche le operazioni. E così farò anch’io. Non ho intenzione di rinviare per molto tempo un’operazione che per i medici forse non è d’emergenza, ma che per la mia salute è fondamentale".