Contatori Enel
Contatori Enel

Rescaldina (Milano), 16 gennaio 2020 - Una querelle che prosegue da sei anni. Per poco più di 30 euro. E per di più con un interlocutore che non è più in vita. Ha questi contorni la surreale vicenda che vede protagonisti da una parte Elisabetta G., 82enne vedova del titolare di un contratto con Enel, e dall’altra la stessa azienda che eroga servizi di fornitura del gas. Nel 2014 alla loro utenza, che a oggi non risulta più attiva, era arrivata una bolletta di oltre 300 euro da pagare. "Avevamo verificato e comunicato a Enel la giusta lettura del contatore e la stessa azienda ci aveva poi subito informato di uno storno di circa 31 euro in bolletta" racconta la donna. Tutto risolto, quindi. Per nulla, visto che nella bolletta successiva era comparsa la voce “-31, 56 euro”. Così la donna e la sua famiglia hanno chiesto spiegazioni. "Enel - racconta l’anziana - ci ha assicurato che si trattava di una voce emessa in automatico dal sistema informatico, ma che nulla avrei dovuto pagare proprio perché il debito non esisteva". Elisabetta G. è una donna d’altri tempi, abituata ad onorare tutte le scadenze e a "non lasciare in giro debiti". Quindi a quella comunicazione da parte di Enel di non dover far caso a quella dicitura perché non esistevano debiti su quell’utenza si era sentita rassicurata.

Trascorrono gli anni e soltanto un paio di volte arrivano a casa della donna tramite posta ordinaria richieste di saldo del “debito”. Debito inesistente, peraltro. E che proprio per questo la donna non ha mai provveduto a pagare. Ad ogni comunicazione, però, la volontà di pagare, seppure la somma non fosse dovuta, c’era. "Io non mi intendo di queste cose, non sono un’esperta - spiega - e mi baso ancora sul concetto che potrei essere io a commettere qualche errore. Parlandone con la mia famiglia, però, ho sempre capito che chi è in errore è Enel: si figuri se in caso contrario io potrei portare avanti una situazione del genere per anni soltanto per una trentina di euro". Già, perché la “tentazione” di pagare quei 31,56 euro e dare finalmente una conclusione a questa annosa vicenda c’era. "Però non è giusto: è stata proprio Enel a dirmi che quella cifra era stata stornata dalla bolletta e che non doveva essere pagata". Ai due solleciti di pagamento ricevuti sono seguite quindi telefonate al customer care di Enel. Telefonate concluse con la risposta da parte degli operatori: "Signora, non deve pagare perché la cifra in questione non esiste. Non è un debito".

Sino al paradosso degli ultimi giorni. "Enel mi ha inviato un modulo, compilando il quale io dovrei richiedere la prescrizione del “debito” - aggiunge -. Però non esiste alcun debito e in ogni caso le richieste vengono prescritte dopo un massimo di cinque anni. Quindi perché dovrei essere io a chiedere qualcosa che nei fatti già esiste, essendo trascorsi sei anni?" si domanda la rescaldinese. Ancora più surreale è l’emissione di una nota di credito come “recupero Iva” di 31, 56 euro che gli stessi computer di Enel hanno generato a favore della donna. Un credito che suona stranamente come compensazione del presunto debito. Anche perché, come è stato spiegato dagli stessi operatori dell’assistenza clienti dell’azienda, Enel ogni anno calcola un conguaglio dell’Iva ed emette eventuale nota a favore dell’utente. La cifra, arrivata guardacaso dopo sei anni e del medesimo importo del presunto debito, è stata vista dalla famiglia della donna come l’ennesima presa in giro. "Quando abbiamo chiesto informazioni, l’operatore identificato con il codice “4115” ci ha persino chiuso il telefono in faccia dicendo di avere da fare" tuonano i famigliari dell’anziana.