Mario Trovato
Mario Trovato

Lecco, 24 marzo 2018 - Processo Metastasi, respinti sia i ricorsi della difesa del clan sia quelli della Procura Generale nei confronti di alcuni esponenti. Confermate le condanne al sodalizio criminoso che aveva agito tra Lecco e Valmadrera dal 2010 al 2012 con infiltrazioni mafiose in attività imprenditori e legami con la politica. Ieri la seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Giovanni Diotallevi, ha respinto i ricorsi verso la sentenza del 30 maggio dello scorso anno e così è definitiva la pena di 15 anni e 6 mesi nei confronti del boss Mario Trovato, 10 anni ad Antonino Romeo e Antonello Redaelli, 9 anni e 9 mesi per Massimo Nasatti. 

L'avvocato Marcello Perillo, difensore di Mario Trovato aveva chiesto di riformulare il capo d’accusa e di conseguenza anche la pena. Oltre a Mario Trovato anche agli altri tre componenti del clan non è stata tolta l’associazione a delinquere. La Suprema Corte non ha accolto l’istanza dei difensori dell’ex sindaco di Valmadrera, Marco Rusconi, confermando la pena a 2 anni nei suoi confronti. Il Procuratore Generale, Laura Barbaini, aveva presentato ricorso alla sentenza della V^ sezione della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Pietro Carfagna, che aveva escluso l’associazione a delinquere per l’imprenditore Claudio Crotta. In questo caso è stato respinto il ricorso del Procuratore Generale. I difensori di Claudio Crotta, le avvocatesse Marilena e Patrizia Guglielmana hanno sostenuto, che non c’erano prove.

Il presidente della seconda sezione della Corte di Cassazione, Giovanni Diotallevi, non ha accolto l’istanza: «Crotta – è il pronunciamento della Suprema Corte - non faceva parte dell’associazione a delinquere» . Non solo – per quanto riguarda le spese processuali – è stata indicata la linea pro-quota per i singoli imputati, legata anche alla pena e questo va a vantaggio dell’imprenditore. «Siamo soddisfatte della sentenza – commentano le avvocatesse Marilena e Patrizia Guglielmana – perché è stata confermata l’estraneità del nostro assistito ai fatti sollevati in questo processo». L’inchiesta aveva coinvolto la politica lecchese, in particolare l’allora sindaco di Valmadrera, Marco Rusconi accusato di aver avuto contatti «sospetti» per l’appalto del lido e un consigliere comunale di Lecco, docente a Morbegno, Ernesto Palermo, che millantava credito tra esponenti del clan di poter indirizzare le gare d’appalto. La posizione Ernesto Palermo è stata stralciata e definita in un altro procedimento.