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10 mag 2022

Il volo per la libertà di pensiero e di parola

Il 25 aprile nel ricordo di Lauro de Bosis che sfidò il fascismo lanciando sulla città di Roma 400mila volantini contro il regime

Lauro de Bosis, in una rielaborazione grafica da erinnofilo di Claudia Balestra (1^E «Fermi»)
Lauro de Bosis, in una rielaborazione grafica da erinnofilo di Claudia Balestra (1^E «Fermi»)
Lauro de Bosis, in una rielaborazione grafica da erinnofilo di Claudia Balestra (1^E «Fermi»)

Volò sopra il cielo di Roma la sera del 3 ottobre e bombardò la capitale della nuova Italia fascista e monarchica con 400mila volantini. Quindi, beffando la Regia Aeronautica, puntò l’elica del suo aereo verso ovest, direzione Francia dove non arrivò mai, inghiottito dai flutti del mar Tirreno. Il suo nome era Lauro de Bosis, un giovane 31enne, che per la Patria e la Libertà seppe agire e rischiare la propria vita, i propri affetti affinché noi, oggi, potessimo vivere liberi. La ricerca sulla sua impresa l’abbiamo condotta sui giornali in lingua italiana di quell’ottobre 1931, sia quelli pubblicati in Italia, sia quelli all’estero legati ai fuoriusciti politici, perché lui alla stampa affidò il suo testamento.

Per i quotidiani di quell’Italia fascista, beffata con un gesto dannunziano, Lauro de Bosis aveva compiuto "una balorda incursione" a bordo di "un aeroplano sovversivo". Secondo il quotidiano cremonese "Il Regime Fascista", "il temerario lanciatore dei manifestini sovversivi, che doveva avere compiuto il suo insano gesto da una rispettabile quota — per tenersi al sicuro di ogni pericolo di identificazione e di inseguimento — pure puntando probabilmente verso il centro della città, non ha forse calcolato bene l’azione del vento che ha trasportato i suoi pacchi di carta sudicia verso la periferia ed è appunto nei quartieri suburbani che sono andati a cadere in maggior quantità, anche ad interi pacchi, i foglietti di carta velina stampati". Ovviamente, a Roma fu prontamente convocata un’adunata di popolo e il segretario federale Nino d’Aroma, arringando la folla, chiuse il suo intervento urlando "l’Italia è una, pronta e mussoliniana", frase seguita da "scroscianti alalà", come riporta Il Messaggero.

Al contrario, una versione più obiettiva e ricca di particolari appare sulla stampa in lingua italiana, pubblicata all’estero dagli esuli politici, come questa cronaca apparsa sulla Gazzetta Ticinese di Lugano: "La "Neue Zürcher Zeitung" riceve dal suo corrispondente a Roma i seguenti particolari. "I foglietti gettati dall’apparecchio, bianchi e stampati su ambe le facciate, portavano in testa la scritta: "Alleanza Nazionale, Roma, anno ottavo dopo l’assassinio di Matteotti " e la firma:"Il Direttorio". I fogli contengono un diffuso manifesto contro il regime ed una elencazione di dieci norme di condotta per gli antifascisti che tendono all’abbattimento del fascismo: fra l’altro si raccomanda loro di non fumare per danneggiare il monopolio dei tabacchi, di astenersi dall’acquisto di giornali italiani, poiché questi conterrebbero solo menzogne. Si accenna particolarmente all’esempio della Spagna e si paragona Mussolini a Radetzky".

Nome e cognome di colui che aveva sfidato il Duce furono svelati solo dal quotidiano belga "Le Soir", che aveva ottenuto l’esclusiva della storia, qualche giorno dopo, che pubblicò anche il suo testamento morale e politico, "Storia della mia morte", subito tradotto in inglese, tedesco spagnolo italiano ed esperanto.

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