Giorno del Ricordo, il racconto del due volte italiano Jadran: ''Grazie Lecco''

Savarin è il portavoce lecchesE degli esuli dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Aveva tre anni quando ha dovuto lasciare la sua terra

Il Giorno del Ricordo a Lecco
Il Giorno del Ricordo a Lecco

Lecco, 10 febbraio 2024 – Jadran era un bambino di 3 anni quando nel dopoguerra venne deportato con la mamma, il papà e il fratello nella Risiera di San Sabba. La Risiera di San Sabba prima era un campo di concentramento dei nazisti, riconvertito poi in un centro di accoglienza per rifugiati italiani in fuga da Istria, Fiume, Dalmazia e dal Quarnaro, perché gli jugoslavi gli istriani come il piccolo Jadran, i fiumani, i dalmati e i giuliani non li volevano. “Dopo tre giorni – racconta Jadran – con un ''bellissimo'' carro merci, siamo stati trasferiti al campo profughi di Cremona”. A Cremona il piccolo Jadrin, sua mamma, sua padre e suo fratello ci sono rimasti per 18 mesi. “Quindi abbiamo avuto la fortuna di essere stati accolti a Lecco – prosegue Jadran -. Qui hanno dato un lavoro a mio padre e hanno permesso a me e a tutti noi di essere davvero italiani. E italiani lo siamo due volte, per nascita e perché da italiani arrivati in Italia, davanti a un funzionario pubblico abbiamo attestato la nostra italianità”.

Grazie

Jadran Savarin è il portavoce lecchese di tutti gli esuli dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia. Riuniti nell'Anvgd, l'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Quest'oggi, in occasione della Giornata del Ricordo, ha raccontato la sua storia, quella di suo papà, di sua madre e di suo fratello. E' la storia di migliaia di esuli e di tanti esuli giuliano-dalmati che a Lecco sono stati accolti e hanno trovato una casa, anzi l'Italia. L'ha raccontata dalla Riva Martiri delle foibe, un tratto di lungolago di Lecco dedicato a quanti sono stati meno fortunati di lui, dei suoi genitori e dei suoi fratelli, perché sono morti intombati nelle foibe, spesso gettati in quelle cavità ancor prima di essere uccisi. “Per questo – ha terminato il suo racconto Jadran - alla città di Lecco dico solo: grazie".

Dare voce alla sofferenza

Ad ascoltare Jadran questa mattina sul lungolago dedicato ai Martiri delle foibe c'erano il prefetto Sergio Pomponio, il vicepresidente della Provincia Mattia Micheli, il sindaco di Lecco e pochi altri. “Sono passati 70 anni dai massacri delle foibe e dall’esodo giuliano-dalmata – sono state le parole del sindaco di Lecco –. La ricerca ha fatto il suo corso, le storie delle vittime di quei fatti tragici sono emerse e le istituzioni italiane hanno riconosciuto 20 anni fa la necessità di un giorno per “conservare e rinnovare la memoria”, istituendo il “Giorno del Ricordo” che oggi ci troviamo a commemorare. Non è più tempo, se mai lo è stato, di sterili polemiche o di revisionismi: la sofferenza non può essere pretesto di scontro ideologico. Al contrario, riconoscendo ciò che è stato, il nostro compito è dare giusta voce alla sofferenza e portare avanti un messaggio di unità”.