DANIELE DE SALVO
Cronaca

Frana all’Alpetto. Nell’ex cava cede una lastra

Allarme per la nuvola di fumo e il boato a Cesana. Nessun danno, ma dubbi sul parco fotovoltaico.

La multinazionale proprietaria dell’ex cava ha fatto sapere che il materiale scivolato dal fronte centrale della miniera è rimasto all’interno del primo vallo di contenimento senza interessare aree all’esterno e senza originare pericoli

La multinazionale proprietaria dell’ex cava ha fatto sapere che il materiale scivolato dal fronte centrale della miniera è rimasto all’interno del primo vallo di contenimento senza interessare aree all’esterno e senza originare pericoli

Uno scossone, seguito da una nuvola di fumo in movimento sempre più veloce verso valle e poi un boato. Sembrava un terremoto. A far tremare la terra a Cesana Brianza ieri è stata una frana sul Monte Cornizzolo, nell’ex cava dell’Alpetto, sopra il centro abitato. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco, per il timore di possibili feriti o dispersi sotto le macerie, perché la zona è molto frequentata da escursionisti. Oltre che da terra, hanno effettuato una ricognizione in elicottero i Draghi lombardi del Reparto Volo del 115. I sopralluoghi, a cui hanno partecipato il sindaco Luisa Airoldi e un geologo, hanno permesso di escludere il peggio: "Non risultano persone coinvolte o pericoli per i cittadini". Nessun danno nemmeno a edifici. "Nessuna criticità è emersa dal controllo effettuato – confermano dalla Holcim, multinazionale dei materiali da costruzione di Merate a cui appartiene la cava dismessa –. Si è trattato dello scivolamento di una lastra di materiale dal fronte nel settore centrale della miniera. Il materiale scivolato è rimasto all’interno del primo vallo di contenimento senza originare pericoli".

Il distacco è stato verosimilmente innescato dal maltempo. Da Holcim inoltre spiegano che l’area è stata messa in sicurezza. La miniera, da dove si cavava marna da cemento, è stata chiusa nel 2011 dopo mezzo secolo di scavi e esplosioni che hanno lasciato un’immensa mutilazione nel fianco della montagna, prima ricoperta da boschi.

Al posto della cava i manager di Silea, la spa pubblica per i rifiuti in provincia di Lecco, vorrebbero realizzare un parco solare di oltre 16mila pannelli per una potenza complessiva di 9,5 megawatt elettrici, capaci di produrre oltre 12 milioni di kilowattora all’anno. Energia pulita, sebbene i dubbi non manchino. "La frana conferma quanto l’area, dopo decenni di escavazioni, sia instabile – dice Giovanni Galimberti, consigliere comunale di Molteno, attivista del Coordinamento lecchese di Rifiuti Zero –. Proprio lì si progetterebbe un parco fotovoltaico, opera presentata come riqualificazione, ma che nella realtà solleva più di una perplessità". Tra queste, l’alterazione del microclima in una zona compromessa.