Caso Wte, "Il rischio prescrizione ora è concreto"

BRESCIA Il ministero dell’Ambiente? Non si è costituito nel procedimento contro la WTE, il colosso nel mirino della procura per il...

Caso Wte, "Il rischio prescrizione ora è concreto"
Caso Wte, "Il rischio prescrizione ora è concreto"

Il ministero dell’Ambiente? Non si è costituito nel procedimento contro la WTE, il colosso nel mirino della procura per il presunto sversamento tra il 2018 e il 2019 di 150mila tonnellate di materiale contaminato da metalli pesanti e idrocarburi in tremila ettari di campagna, per “mancanza di comunicazioni ufficiali“ da parte dell’Avvocatura dello Stato. Lo hanno scoperto gli ambientalisti dopo il terzo rinvio dell’udienza preliminare in aperta lo scorso aprile e slittata al prossimo 21 marzo (22 gli imputati rispondono a vario titolo di traffico illecito di rifiuti e di altre contravvenzioni, e finora chiesto di costituirsi parte civile Legambiente, Ambiente Futuro Lombardia, Provincia di Brescia, una decina di Comuni, comitati di cittadini, ma non appunto il Ministero, né Regione Lombardia). Un silenzio che ha indispettito i cittadini da anni in battaglia contro la WTE, a tal punto da averli spinti a sollecitare direttamente il Ministero. "Non esiste che lo Stato lasci soli chi da 23 anni sopporta questa situazione, e che per colpa di questa azienda che ha contaminato mezza Italia ha vissuto chiuso in casa" denuncia Imma Lascialfari, Ambiente Futuro Lombardia. Non ricevendo risposta, gli ambientalisti hanno bussato anche alla premier Giorgia Meloni. Finché il 28 dicembre dal Ministero è arrivata una lettera: "Nessuna comunicazione ufficiale relativa al procedimento penale è pervenuta da parte delle competenti amministrazioni - vi si legge - Ne discende l’impossibilità, allo stato, di valutare l’opportunità di un’eventuale costituzione di parte civile. Non solo. Nonostante siano state inoltrate nei mesi scorsi plurime richieste di informazioni sul contenzioso in esame alla competente Avvocatura distrettuale dello Stato di Brescia (da ultimo con nota del 30 novembre) questo Ministero non ha ancora ricevuto riscontro". A dieci giorni dalla ricezione della lettera il vicecapo di gabinetto del Ministero, generale Massimiliano Conti, ha contattato Lascialfari per ribadire che Palazzo Chigi per potersi costituire ha bisogno degli atti. Atti che non sono ancora pervenuti.

"Il carrozzone statale si è messo in moto solo grazie ai cittadini e ora, dovendo il Ministero esaminare venti faldoni entro il 21 marzo, rischiamo un nuovo rinvio dell’udienza e di far così cadere i reati in prescrizione. È inaccettabile- tuona Lascialfari - Ma l’Avvocatura di tutta questa vicenda non era al corrente? E i deputati e i senatori bresciani? Non staremo con le mani in mano. Contatteremo anche la Regione. E informeremo di questa vergogna il ministero Nordio".

Beatrice Raspa