Milano, 23 novembre 2021 - Sarà una settimana decisiva per capire come il Governo suddividerà gli 8 miliardi di euro destinati dalla Manovra al taglio delle tasse. Il confronto sui sistemi da adottare per alleggerire la pressione fiscale sugli italiani saranno nei prossimi giorni sul tavolo convocato dal ministro dell'Economia Daniele Franco. 

Le novità

Il Tesoro ha presentato sei opzioni tra cui scegliere (due su Irpef, due sulle detrazioni e due sull'Irap), con tanto di simulazioni e illustrazioni tecniche per spiegarne il diverso impatto.

La strada quasi obbligata è quella di destinare almeno sei miliardi al taglio dell'Irpef, visto che tagliare l'Irap ne costa due. Intanto l'Istat stima che se si destinassero tutti gli 8 miliardi al calo del cuneo fiscale sul lavoro, il reddito delle famiglie salirebbe dello 0,71% rispetto al 2020, mentre se le risorse fossero concentrate sulle retribuzioni il carico fiscale si alleggerirebbe dell'1,6%.

Per quanto riguarda l'Irpef, i tecnici del ministro Franco hanno lavorato a simulazioni che vedono il ritocco di due aliquote, quella al 38% e quella al 27%. Tagliare di un punto la prima, quindi toccando i redditi nello scaglione 28-55mila euro, costa circa un miliardo di euro. Invece un punto della seconda, che comprende i redditi tra 15-28mila, costa due miliardi.

Cos'è l'Irpef

L'Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) è un'imposta progressiva: vuol dire che la quota percentuale di reddito assorbita dall'imposta aumenta in proporzione al reddito stesso. Questo risultato è ottenuto con l'applicazione di aliquote crescenti sui diversi scaglioni di reddito ed inoltre di deduzioni dal reddito e detrazioni d'imposta.

Chi deve pagarla

L'Irpef è dovuta da tutti coloro che hanno un reddito, sia come lavoratore dipendente, sia come autonomo, nonché soci di impresa, sono tenuti a pagare questa imposta. La cosa importante, che rende soggetti al suo pagamento, è essere residenti o aver conseguito il reddito in Italia.

L'impatto in busta paga

Effettuare calcoli sull'impatto del taglio dell'Irpef sulla "busta paga" è molto complesso perché dipende da diversi fattori. Per comodità proviamo ad effettuare un calcolo sull'ipotesi di un taglio dell'aliquota del 38%. In questo caso saranno interessati tutti quelli che guadagnano più di 28mila euro all’anno, in base ai dati del Ministero dell’Economia relativi al 2019 circa un italiano su cinque, il 21,2%. Infatti il salto di aliquota Irpef - quando cioè si passa da uno scaglione a quello successivo - non si applica su tutto il reddito dichiarato ma solo su quello aggiuntivo. Un esempio: chi guadagna 30mila euro all’anno si vedrà tassato il proprio reddito al 23% fino a 15mila euro, al 27% fino a 28mila e al 38% gli ultimi 2mila euro.

La simulazione

Una simulazione elaborata da SkyTG24 ha messo in luce le categorie che maggiormente beneficerebbero della riduzione di quest’ultima aliquota. Lo scenario immaginato si compone di tre lavoratori che dichiarano solo reddito da lavoro dipendente e dell’ipotesi che la suddetta aliquota venga ridotta di 4 punti percentuali, scendendo così al 34%.

Un lavoratore che dichiara di guadagnare 28 mila euro non sarebbe interessato dallo sconto. La sua busta paga dunque non cambierebbe. Un lavoratore che invece dichiara 41 mila euro potrebbe beneficiare dello sconto fiscale su 13mila euro (la differenza fra 28 mila e 41 mila euro) e pagherebbe circa 500 euro all’anno in meno. Un lavoratore invece che dichiara 75 mila euro potrebbe avere un taglio su una quota di reddito molto più rilevante e godrebbe di uno sconto fiscale annuale di oltre 1.000 euro.

Chi ci guadagna

Un taglio dell'aliquota del 38%, come si capisce dalla simulazione, porterebbe dei vantaggi economici non solo per il "ceto medio" ma anche per le fasce di popolazione più ricche.

Per questo il Governo starebbe pensando di bilanciare le cose attraverso una riduzione (passando magari da 4 a 2 punti percentuali di riduzione di quella al 38%) dell'aliquota al 27% che porterebbe benefici anche per chi ha redditi che vanno da 15 mila a 28 mila euro.

La situazione attuale

Attualmente la tassazione legata all'Irpef prevede 5 scaglioni:

  • Contribuenti con reddito compreso tra 0 e 15 mila euro. L’aliquota IRPEF è pari al 23% e corrisponde, in caso di reddito pari 15.000 euro, ad una tassazione di 3.450 euro. Nulla è dovuto per i redditi fino ad 8.174,00 euro (no tax area);
  • Contribuenti con reddito tra 15.001 e 28 mila euro. In questo caso l’aliquota Irpef prevista per i contribuenti è del 27%;
  • Contribuenti con redditi compresi tra 28.001 e 55 mila euro. L’aliquota è pari al 38%;
  • Contribuenti con reddito da 55.001 a 75 mila euro. In questo caso l’aliquota Irpef da corrispondere sulla parte eccedente la quota di 55 mila euro è pari al 41%.;
  • Contribuenti con reddito oltre i 75 mila euro, per i quali l’aliquota Irpef applicata è del 43%.

Le ipotesi sul tavolo del Governo

«Non è stata una cosa unilaterale, stiamo lavorando, ci hanno presentato ipotesi e abbiamo discusso, abbiamo ragionato. Abbiamo delle ipotesi in mano, secondo il mio parere abbastanza buone. Sarà un percorso non banale», ha detto il presidente della commissione finanze della Camera, Luigi Marattin (Iv), al termine della riunione che ha messo insieme gli esperti economici di tutti i partiti della maggioranza. «Speriamo in settimana di chiudere», ha detto il viceministro al Mise Gilberto Pichetto, presente alla riunione per Forza Italia. Pichetto ha spiegato che «non abbiamo un pezzo di carta in mano, abbiamo tante ipotesi, tante simulazioni che riguardano sia l'Irpef che l'Irap».

l'Irap

L'Irap (acronimo per Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è una delle tante imposte che alcune categorie di professionisti, gli imprenditori, e in generale coloro che svolgono abitualmente un'attività produttiva, devono versare ogni anno. Circa il 90% del suo gettito entra nelle casse regionali, con uno scopo: finanziare il fondo sanitario nazionale. Di fatto, qualsiasi persona, ente e società che abbia un fatturato e, quindi, possa generare reddito, è soggetto al suo versamento.

Sono almeno 5-6 comunque le ipotesi sul tavolo. «Sull'Irap siamo ancora sulla discussione verticale o orizzontale, sull'Irpef siamo ancora sulla discussione se agiamo sull'aliquota o sulle detrazioni», ha spiegato, ricordando che l'obiettivo è far convergere la scelta in un emendamento da portare in commissione Bilancio. Un emendamento parlamentare avrebbe tempo fino al 29 novembre per arrivare. Un emendamento governativo sarebbe più rischioso e più lungo come percorso, perché bisognerebbe aprire i termini per i subemendamenti.

Confindustria e sindacati

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha già fatto presenta al Governo che «gli otto miliardi sono pochi», perché ne servono «almeno 13» per un «taglio forte contributivo del cuneo fiscale». La Cgil, invece, non è d'accordo con la riduzione dell'Irap. «La legge di Bilancio contiene moltissime misure a favore delle imprese: oltre 10 miliardi di euro», quindi le risorse vanno indirizzate «sui lavoratori e pensionati», ha detto in audizione alle commissioni Bilancio di Senato e Camera la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi. Proseguono poi le richieste sulla manovra: l'Abi chiede che le garanzie straordinarie siano per tutto 2022, l'Ania polizze obbligatorie contro i danni del clima, gli enti locali più risorse. E resta sempre aperto il nodo del relatore del dl bilancio, con il Movimento 5 Stelle fermo sulla richiesta di avere «voce in capitolo».