ArcelorMittal, nei primi tre mesi dell'anno, ha realizzato il miglior risultato economico degli ultimi 10 anni. L'acciaieria più importante al mondo, coinvolta nelle vicende italiane per l'andamento e le sorti dell'ex Ilva di Taranto di Genova e Novi Ligure, sta vivendo un momento economicamente positivo a livello globale.

ArcelorMittal, numero uno mondiale della siderurgia, ha realizzato il suo "miglior trimestre del decenino" da gennaio a marzo di quest'anno, beneficiando della ripresa dell'attivita' industriale dopo la crisi sanitaria globale e gli aumenti dei prezzi delle materie prime, soprattutto dell'acciaio, sui mercati mondiali. Con un utile netto quasi doppio rispetto al quarto trimestre del 2020 e un aumento delle vendite del 15%, "il primo trimestre dell'anno e' stato il nostro miglior trimestre del decennio", ha detto Aditya Mittal, il nuovo amministratore delegato del gruppo nominato a febbraio e figlio del fondatore, che si e' detto tuttavia "consapevole" della continua "sfida sanitaria nel mondo, in particolare nelle economie emergenti" come l'India.

L'ex Ilva, poi ArcelorMittal, cambia ufficialmente denominazione con l'ingresso di Invitalia nel capitale sociale e diventa Acciaierie d'Italia. La società pubblico-privata spiega che «il nome è stato selezionato da una rosa di oltre cento opzioni diverse e tende a sottolineare da un lato il prodotto e dall'altro il profondo legame con il Paese dei tre siti produttivi di Genova, Novi Ligure e Taranto». Nel logo scelto «il pittogramma - precisa ancor Acciaierie d'Italia - rappresenta un particolare di un coil, la forma 'a rotolò nella quale viene venduto l'acciaio pronto per le successive trasformazioni, dipinto nei colori della bandiera italiana e rivolta verso l'alto».

L'azienda, conclude la nota, «è l'unica in Italia a produrre acciaio primario, fondamentale per la filiera nazionale della meccanica, che come noto incide per una quota molto significativa del prodotto interno lordo».

Nei giorni scorsi Fiom Cgil e Uilm hanno confermato lo slittamento dello sciopero inizialmente indetto per il 23 aprile nel siderurgico di Taranto, con presidio di protesta davanti al Mise, all'11 maggio prossimo, giorno nel quale il ministro Giancarlo Giorgetti ha convocato un vertice a Roma, nel primo pomeriggio, con le organizzazioni metalmeccaniche, Cgil, Cisl e Uil, nonche' con Ugl e Usb. Fiom e Uilm, a proposito dell'accordo tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, dicono che "in merito alle condizioni sospensive necessarie a perfezionare l'acquisto dei rami d'azienda di Ilva, secondo quanto comunicato da ArcelorMittal, sembra non esserci la questione relativa all'accordo sindacale". Di conseguenza, Fiom e Uilm, "proseguiranno con le assemblee per illustrare la piattaforma rivendicativa riprogrammando la mobilitazione del 23 aprile per la data della convocazione in sede ministeriale il prossimo 11 maggio".

Circa le richieste al Governo, le due sigle metalmeccaniche hanno aggiunto alle richieste gia' avanzate (tra cui la revoca dei licenziamenti definiti "illegittimi", l'individuazione di risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti ed un uso "corretto" della cassa integrazione) anche "la trasparenza della gestione commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria su bonifiche e interventi mirati alla salvaguardia degli impianti". Viene poi sollevato da Fiom e Uilm il problema dell'appalto che lavora col polo siderurgico ex Ilva e si sostiene che "la situazione e' al limite del collasso e ArcelorMittal e' responsabile di quanto sta avvenendo all'interno dello stabilimento siderurgico. Ci sono molti lavoratori - viene dichiarato - che non percepiscono lo stipendio da mesi e che subiscono un continuo attacco in merito all'utilizzo del dumping contrattuale che contribuisce a comprimere salario e diritti". Altra richiesta riguarda il "riconoscimento di lavori usuranti" e per la bonifica dell'amianto ancora presente nel sito siderurgico, si chiede di "portare a termine lo smaltimento dell'amianto residuo in azienda in tempi celeri riconoscendo altresi', ai lavoratori ex Ilva e di appalto, i benefici previdenziali previsti per l'attuale normativa per esposizioni da amianto".

Un gruppo che ha vissuto vicende travagliate a Taranto e che anche nei giorni scorsi è tornato agli onori della cronaca a causa del licenziamento di un dipendente per un post sui social.