ENRICO BERUSCHI
Cultura e Spettacoli

"Sei un tappo" era quasi un complimento

Enrico Beruschi riflette sul suo passato da studente e sul presente turbolento, esprimendo preoccupazione per la situazione attuale.

Enrico Beruschi riflette sul suo passato da studente e sul presente turbolento, esprimendo preoccupazione per la situazione attuale.

Enrico Beruschi riflette sul suo passato da studente e sul presente turbolento, esprimendo preoccupazione per la situazione attuale.

Non sono mai stato alto, anche a scuola ero sempre al primo banco, gratificato dal 10 in condotta; adesso quel voto torna e non capisco perché la stanno a menare tanto. Crescendo, si fa per dire, sempre al primo banco, sempre considerato uno buono, mi accorgevo di saper far ridere, muovendo molto la mia strana bocca, sapendo anche parlare a labbra immobili: in classe ci siamo molto divertiti. A dir la verità, mi toccava anche studiare per mantenere la fama del ragazzo per bene. Naturalmente mi definivano un “tappo”, ma era un modo scherzoso, una garbata presa in giro; giocavamo coi tappi delle bibite, le corse coi tollini sulle strade disegnate sui marciapiedi.

Oggi se dai del tappo a uno, tutti si immaginano quei perversi tappini di plastica, maledetti, attaccati alla bottiglietta, pare imposti dalla parte stupida dell’Europa, che sembrano fatti apposta per rovesciarsi addosso le bibite. Che lo sponsor occulto sia una ditta di vestiti? La cosa folle è che l’unico sport, per cui sono stato tesserato, fu la pallacanestro: sempre tappo, ma le palle basse erano tutte mie. In fondo mi diverto a scherzare su di me, ma in un momento di confusione come questo, sento la difficoltà ad esprimere dei pareri su quello che succede, anche oggi un morto per un colpo di pistola, un altro per un po’ di coltellate, cortei di violenti non autorizzati, mazzette distribuite come noccioline e così via. A proposito, vado a fare due chiacchere con lo scoiattolo, che arriva al mio fischio e mi sorride per la spagnoletta, che gli allungo. Viva le bestie allegre.