GRAZIA LISSI
Cultura e Spettacoli

Danilo Rossi, la star della viola racconta la vita da bambino prodigio: “Ero timido, ma sul palco mi trasformavo”

Milano, il musicista protagonista del concerto al Piccolo Teatro organizzato nell’ambito della Milanesiana: “Mi sono esibito per la prima volta a 10 anni”

Danilo Rossi

Danilo Rossi

Milano – Grande successo per il concerto al Piccolo Teatro Grassi, ieri venerdì 7 giugno, “Suite ebraica” con Danilo Rossi, viola, Stefano Bizzecheri, pianista. Il concerto concludeva l’incontro sulla timidezza (e i suoi contrari) organizzato nell’ambito de “La Milanesiana”, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, con letture di Eshkol Nevo, Mathieu Belezi, il due volte Premio Strega Sandro Veronesi e il prologo di André Ruth Shammah. Fra i maggiori violisti europei, per anni è stato la prima viola dell’Orchestra Scaligera, un’intensa attività solistica, docente al Conservatorio della Svizzera Italiana, Danilo Rossi si racconta.

Maestro, lei è timido?

“Direi proprio di si, non mi piace apparire. Non sono stato uno di quegli adolescenti capaci di compiere il primo passo; ho sempre aspettato che fossero le ragazze a farlo".

E, secondo lei, la musica aiuta a sconfiggere la timidezza?

"Certamente, a me ha aiutato tantissimo. Mi sono sempre impegnato nello studio, ho cercato di darmi una preparazione solida, ho iniziato a calcare il palcoscenico fin da bambino, questo ha significato incontrare il pubblico molto presto, un insieme di elementi che hanno reso più semplice e immediato il mio approccio al mondo della musica. Nonostante tutto, ancora oggi, se non sono nel mio ambiente preferisco ascoltare che parlare. In scena mi sono sempre sentito a mio agio, mi sono esibito per la prima volta all’età di 10 anni anche se in casa suonavo già con i miei e con gli amici. A 16 ho vinto il mio primo concorso internazionale".

Ha iniziato studiando violino, poi ha scelto la viola.

“Avevo cinque anni, a quattordici il mio maestro mi ha suggerito la viola, ricordo di esserci rimasto malissimo ma non ho osato di no. All’inizio l’ho vissuta come una sfida, la viola mi spinto subito verso importanti traguardi e ha preso il sopravvento. Avevo diciannove quando Claudio Abbado mi ha portato alla Scala, dopo un’audizione lunghissima".

Cosa crede di avere ricevuto dal teatro?

"Tutto, mi ha regalato trentasei anni di lavoro straordinario, inoltre proprio alla Scala ho avuto gli incontri più importanti della mia vita artistica, ho potuto collaborare con i maggiori direttori della storia della musica di due secoli. La Scala mi ha dato prestigio, il mio nome è diventato più conosciuto nel mondo”.

Ricorda la prima opera in cui ha suonato?

“ ‘Frau Ohne Schatten’ (La Donna senz’ombra) di Richard Strauss, un’opera difficilissima. Sul podio c’era Sawallisch. Avevo già suonato alla Scala con l’Orchestra Giovanile Italiana quando avevo diciassette anni”.

Avete intitolato il concerto per La Milanesiana "Suite Ebraica”.

"È un programma di musica classica con brani di autori ebrei. Suoneremo una Romanza per viola e pianoforte di Max Bruch, una sonata di Rebecca Clarke e “Suite Ebraica” di Ernst Bloch, abbiamo anche preparato una sorpresa, un pezzo celeberrimo che scoprirete la sera stessa”. Quanto è importante per lei insegnare?

"Ho appena lasciato l’Accademia di Poznan in Polonia dove ho tenuto una master class con allievi bravissimi; amo insegnare ma in Italia c’è una legge assurda che impedisce ai professori d’orchestra d’insegnare in Conservatorio, adesso sono docente a Lugano. Insegnare mi riporta ai miei anni studenteschi, ai sacrifici di allora; oggi mi ritrovo negli allievi. So per esperienza che un buon Maestro deve far uscire le potenzialità da ogni suo studente”.