Fine vita e testamento biologico: esistono le Dat ma in pochi le usano

Disposizioni anticipate di trattamento, la Lombardia registra il maggior numero in valore assoluto rispetto alle altre regioni. Ma gli abitanti sono 195,23 ogni Disposizione. Lontani dal Lazio con 341

La firma di un testamento  biologico (foto di archivio)
La firma di un testamento biologico (foto di archivio)

Milano – Per ora sono di fatto l’unico strumento con cui ciascuno può decidere in anticipo a quali trattamenti sanitari, scelte terapeutiche o esami essere sottoposto in caso di futura incapacità a pronunciarsi. Eppure sono ancora poche le persone che hanno compilato le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) note anche come testamento biologico o biotestamento. Così, mentre si discute di una possibile legge sul fine vita grazie alle 8mila firme raccolte dall’Associazione Luca Coscioni e depositate in Lombardia – dopo la bocciatura in Veneto per un solo voto – la fotografia delle Dat evidenzia come ci sia ancora molta strada da fare per far conoscere questo strumento già disponibile.

Stando al monitoraggio dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica Aps, la Lombardia è la regione che conta il maggior numero di Dat (37.544), anche se il rapporto con gli abitanti vede la regione lontana dal primato del Lazio: 341 abitanti ogni Dat mentre in Lombardia sono 195,23. Tra le province lombarde, in valore assoluto è Milano a primeggiare con 15.115 Dat, seguita da Varese con 4.350 e Brescia con 3.367. Guardando al rapporto con la popolazione, però, è Sondrio a primeggiare nell’uso di questo strumento con 315,75 abitanti ogni Dat.

Agli ultimi posti Varese con 134,74 abitanti per ogni Dat, Como con 175, Milano con 178,56. A circa sette anni dall’introduzione della legge, a livello regionale solo uno 0,5% dei maggiorenni ha scelto la strada del testamento biologico.

Le ragioni? Poca informazione: di campagne informative previste dalla legge e promosse dal ministero della Salute, in questi anni se ne sono viste poche. La stessa associazione Coscioni, con il monitoraggio fatto insieme alle Cellule Coscioni, ha voluto colmare un vuoto perché la relazione ministeriale al Parlamento sull’applicazione della legge sul biotestamento non prende in considerazione le Dat depositate presso Comuni, notai, strutture sanitarie e autorità consolari non ancora trasferite in Banca Dati.