Fra gli eventi che stanno segnando l'inizio di autunno nel mondo della politica italiana, uno dei più bizzarri è sicuramente la polemica sorta intorno alla statua della Spigolatrice di Sapri, inaugurata qualche giorno fa nella cittadina campana alla presenza dell'ex premier Giuseppe Conte. Da una parte c'è chi ne chiede l'abbattimento, perché veicolerebbe con le sue forme ben definite e indubbiamente procaci un'immagine stereotipa e fuorviante della donna (un'agguerrita pattuglia di donne del Pd, guidata dall'ex senatrice Manuela Repetti, alle quali si è aggiunta oggi Laura Boldrini). Dall'altra, invece, c'è chi la difende, spingendosi a definire chi critica l'opera dello scultore Emanuele Stifano, inconsapevole delle "fattezze fisiche delle donne meridionali" (il parlamentare del Movimento 5 Stelle Franco Castiello). 

La scultura è stata commissionata per celebrare uno degli episodi più noti del Risorgimento italiano, la fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane e, in particolare, la poesia ispirata da quei fatti, scritta da Luigi Mercantini, in cui la protagonista è, appunto, una spigolatrice di grano, ovvero una donna che si occupava della raccolta delle spighe di brano successivamente alla mietitura. 

L'evento storico

I fatti da cui partì Mercantini risalgono alla fine di giugno del 1857. Dopo un primo tentativo fallito, il 25 giugno a Genova il patriota Carlo Pisacane e un ristretto gruppo di mazziniani (24 persone in tutto, fra loro Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone) s'imbarcano su un piroscafo di linea diretto a Tunisi. Dovrebbero arrivare in loro aiuto pescherecci con armi e rinforzi, ma le persone incaricate del compito non riescono a portarlo a termine. Piscane decide di non rinunciare all'impresa e, con la complicità di due macchinisti inglesi, riesce a impadronirsi del piroscafo. Lui e il suo gruppo il giorno dopo, 26 giugno, sbarcano a Ponza e liberano 320 detenuti, la maggior parte dei quali, però, sono criminali comuni.

Due giorni dopo, il 28 giugno, il piroscafo tocca Sapri. Qui, però, Pisacane e i suoi non trovano l'appoggio sperato. Anzi. Davanti si para loro un "plotone" di contadini armati di falci e forconi, avvisati dalle autorità borboniche che l'imbarcazione sarebbe stata carica di delinquenti comuni ed ergastolani anziché di patrioti. La situazione precipita: l'1 luglio a Padula, paese a poca distanza da Sapri, i repubblicani vengono circondati. Venticinque di loro sono uccisi, altri 150 arrestati.

La poesia

Luigi Mercantini, marchigiano della provincia di Ascoli, nato nel 1821, è uno dei poeti più noti del Risorgimento italiano. "La spigolatrice di Sapri", insieme all'Inno a Garibaldi sono i suoi componimenti più noti. Il componimento risale all'1858, appena un anno dopo il tentativo - fallito - di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicile che dovrebbe avere proprio nella spedizione guidata da Carlo Pisacane il suo evento scatenante. 

Per la sua opera l'autore adotta il punto di vista di una lavoratrice dei campi - la spigolatrice appunto - che assiste allo sbarco dei rivoltosi e s'innamora di Pisacane, rinunciando al suo lavoro per seguire il gruppo dei mazziniani. La donna segue i "trecento" della poesia ma nulla può di fronte alla sanguinaria reazione delle truppe borboniche, supportate dai contadini di Sapri. Le ultime immagini sono dedicate all'eroismo dei combattenti per la Repubblica ("vollero morir col ferro in mano") e al loro leader, del quale la spigolatrice non riesce più a scorgere "quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro".

Particolarmente citato è il verso iniziale, ripreso in una sorta di refrain per tutta la lirica, "Eran trecento, eran giovani e forti. E sono morti", spesso ripreso anche in chiave ironica. E all'ironia non sta sfuggendo neanche la statua delle polemiche, divenuta oggetto di meme sui social network.