La mamma mostra iI cortile dove il dodicenne ha giocato insieme agli altri bambini
La mamma mostra iI cortile dove il dodicenne ha giocato insieme agli altri bambini

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Milano - Era il giorno del suo compleanno: la mamma era riuscita a convincerlo a uscire in cortile, anche se a fatica. "Nessuna festa, non c’erano torte, né palloncini, era giusto un modo per farlo stare in compagnia, perché gli farebbe bene", racconta Chiara, la mamma. Suo figlio ha 12 anni e ha la sindrome di Tourette. Quel pomeriggio in cortile si è chiuso con cinque multe agli adulti presenti – 400 euro ciascuno per quella “festicciola” in zona arancione nel comune di Cesano Boscone, nel milanese – e prosegue ora con cinque ricorsi al prefetto di Milano.
Tutto ha inizio il 14 aprile: l’unico spiraglio per il ragazzino è quel cortile condominiale.

«Ci giocano bimbi più piccoli di lui – ricorda la mamma – hanno dai 5 ai 12 anni, lui è il più grandicello, ma è l’unico luogo che si sente di frequentare ora". La diagnosi è arrivata improvvisa a gennaio, ma già da novembre non riesce più ad andare a scuola: frequenta la prima media all’istituto comprensivo Ilaria Alpi di Milano, ma a distanza. E, con lo schermo, è tutto ancora più difficile. "I bimbi erano in cortile, sono sempre stati fra i sei e gli otto massimo, ho offerto de tè a tutti e portato il gel igienizzante, eravamo a distanza – ripercorre quel pomeriggio Chiara – mia mamma aveva pensato di fare una torta ma, vista la situazione e le norme anti-Covid, ho preferito evitare".

È passata a salutarlo anche una sua insegnante, la professoressa di matematica: sua sorella abita nello stesso condominio e ne ha approfittato per ricordare al suo alunno che la sua scuola c’è sempre per lui e che lo aspetta. "Stavamo valutando anche un possibile rientro graduale, ma la neuropsichiatra ha detto che è ancora troppo presto, non riesce a mantenere relazioni sociali per periodi così lunghi. I dottori che lo stanno seguendo ritengono però che il contatto con i suoi affetti e con i suoi coetanei, in sicurezza e al riparo dai rischi Covid, possa aiutarlo", spiega la mamma, che proprio per questo aveva deciso di convincerlo a scendere. Alle 18.15 suona il citofono: sono i vigili, chiamati da alcuni vicini di casa. "È vero, ho detto che stavamo festeggiando mio figlio ma per far loro capire la situazione – spiega Chiara –. Hanno chiesto solo i documenti e scritto gli estremi. Il giorno dopo, si sono presentati con i verbali. I vicini che li hanno contattati non si sono mai esposti di persona, ma sono certa che sanno bene che sindrome ha mio figlio".

Le divise al videocitofono le ha riconosciute lui. "Che è andato in crisi": confessa la mamma. Cinque gli adulti multati, appartenenti a due nuclei famigliari. "Sono le persone che mio figlio sente più vicine", ricorda Chiara, che chiede al prefetto l’annullamento. "Non tanto per la cifra, anche se mi sento responsabile per le altre persone – ricorda –. Ma per principio". Chiara ha bussato al comando di Cesano Boscone per presentare istanza di autotutela, ma le hanno detto che deve rivolgersi direttamente al prefetto. Così ha inviato tutto - dalla cartella clinica alla ricostruzione di quanto successo, con le testimonianze - in Corso Monforte. Mentre oggi incontrerà il sindaco di Cesano.

"Siamo stati all’aperto proprio per evitare i contagi, io stessa non voglio che mio figlio di ammali di Covid – scuote la testa –. Capiamo la situazione, ma ci sembra paradossale anche perché sappiamo il movimento che c’era fuori, anche in zona arancione, tra gli adulti; sappiamo di feste vere finite senza verbali e di parchetti pieni. La nostra non era una festa. Volevamo regalare un po’ di sollievo, in sicurezza, a mio figlio che nell’ultimo periodo è riuscito a ritrovare un minimo di serenità giocando con i bambini del condominio da cui si sente accettato".