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12 feb 2022

Mortalità Covid, chi rischia di più. Età, patologie, ricovero. Il salvagente vaccini

L'analisi effettuata dagli esperti dell'Istituto superiore di sanità

Di quanto è più alta la possibilità di andare incontro all'esito più drammatico, la morte, in caso di contagio da Covid-19 per chi non è vaccinato rispetto a chi ha ricevuto anche la terza dose? E' l'Iss, l'Istituto superiore della sanità, a tirare le somme nel suo report esteso, in cui vengono analizzati i dati riguardanti l'andamento della pandemia in Italia fra il 17 dicembre dell'anno scorso e il 16 gennaio 2022. Ebbene, la mortalità per Covid è 23 volte più alta fra i non vaccinati rispetto a chi è protetto col booster (la terza dose).

Rischi per i non vaccinati

Secondo quanto scrivono gli esperti Iss, il tasso di mortalità per Covid standardizzato per età per i non vaccinati è di 103 decessi per 100mila abitanti ed è 9 volte più alto rispetto a quello dei vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (12 decessi per 100.000 abitanti) e 23 volte più alto rispetto a quello dei vaccinati con booster (4 decessi/100.000).

L'Iss ha analizzato una serie di altri dati sulla mortalità per Covid-19 in Italia, in modo da stilare un "profilo" delle persone più a rischio. In un recente documento elaborato dagli esperti dell'istituto sono state descritte le caratteristiche di 138.099 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia, dall’inizio della sorveglianza al 10 gennaio 2022.

L'età delle vittime

L’età media dei pazienti deceduti e positivi al Covid-19 è 80 anni (mediana 82, range 0-109). Le donne decedute sono 60.201 (43,6%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi è più alta di circa 40 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (pazienti deceduti: età mediana 82 anni; pazienti con infezione: età mediana 43 anni).

Solo nella fascia di età superiore o uguale a 90 anni il numero di decessi di sesso femminile è superiore a quelli di sesso maschile. Questo dato è da mettere in relazione al fatto che la popolazione di over 90 in Italia è costituita per circa il 72% da donne. Complessivamente, le donne decedute dopo aver contratto il Covid hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane donne 85 anni – uomini 80 anni).

Al 10 gennaio 2022 sono 1.743, dei 138.099 (1,3%), i pazienti positivi deceduti di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 440 di questi avevano meno di 40 anni (273 uomini e 167 donne con età compresa tra 0 e 39 anni).

Le storie di ricovero dei deceduti nel 2021

Altro fronte su cui si è concentrato l'Iss è la "storia del ricovero" dei morti di Covid nel 2021. Sono stati divisi in tre gruppi differenti: deceduti che sono stati ricoverati in un reparto di Terapia intensiva, deceduti che sono stati ricoverati in un reparto ospedaliero ma non in terapia intensiva e deceduti non ricoverati né in Terapia intensiva, né in altro reparto ospedaliero.

Dei morti di Covid in Italia, il 23,8% è stato ricoverato in un reparto di Terapia intensiva, il 58,5% è stato ricoverato in ospedale ma non in Terapia intensiva e il 17,7% non risulta essere ricoverato né in Terapia intensiva, né in altro reparto ospedaliero. Il picco di vittime che hanno trascorso un periodo in Terapia intensiva arriva a luglio (38%), poi cala progressivamente fino al 21,3% di dicembre.  

Patologie preesistenti nei morti di Covid

Per analizzare il dato sulla comorbilità sono state valutate le cartelle cliniche ottenute da 8.436 persone morte dopo aver contratto il Covid. Il numero medio di patologie croniche preesistenti osservate in questa popolazione è di 3,7. Complessivamente, 246 pazienti (2,9% del campione) presentavano 0 patologie, 955 (11,3%) presentavano 1 patologia, 1.512 (17,9%) presentavano 2 patologie e 5.723 (67,8%) presentavano 3 o più patologie. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione di deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (93,3%), seguita da danno renale acuto (25,4%), sovrainfezione (21,0%) e danno miocardico acuto (10,4%).

Differenza nella mortalità fra non vaccinati, vaccinati "incompleti" e vaccinati con booster

Per questo capitolo della ricerca l'Iss fa sapere di aver considerato "non vaccinati"  i morti con tampone positivo che non avevano ancora ricevuto alcuna dose di vaccino di qualsiasi tipo oppure che erano stati vaccinati con prima dose (vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e AstraZeneca/Vaxzevria) o con vaccino mono dose (vaccino Janssen/Johnson&Johnson) nei 14 giorni precedenti la diagnosi stessa (tempo considerato necessario per lo sviluppo della risposta immunitaria).  Sono stati classificati come pazienti con ciclo incompleto di vaccinazione i deceduti con tampone positivo ricevuto almeno 14 giorni dopo la somministrazione della prima dose, in soggetti che hanno ricevuto un vaccino che prevede un ciclo vaccinale a due dosi (vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e AstraZeneca/Vaxzevria) oppure entro 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose.

Ebbene, dall'1 febbraio 2021 (data indice per il completamento in cinque settimane del primo ciclo vaccinale, quello a due dosi, dopo l'avvio della campagna il 27 dicembre 2020) al 10 gennaio 2022 sono 46.572 i decessi di persone che avevano contratto il Covid Di questi 39.292 sono 'non vaccinati’ (84,4% di tutti i decessi SARS-CoV-2 positivi avvenuti nel periodo indicato), 1.935 i decessi in ‘ciclo incompleto di vaccinazione’ (4,2%) e 5.345 i decessi positivi in vaccinati con ‘ciclo completo di vaccinazione’ (11,5%). 

Rispetto ai deceduti ‘non vaccinati’, sia quelli con ‘ciclo incompleto di vaccinazione’ sia le vittime con ‘ciclo completo di vaccinazione’ avevano un’età media notevolmente superiore (rispettivamente 82,6 e 84,7 vs 78,6). Anche il numero medio di patologie osservate è significativamente più alto nei gruppi di vaccinati con ‘ciclo incompleto di vaccinazione’ e ‘ciclo completo di vaccinazione’ rispetto ai ‘non vaccinati’ (rispettivamente 5,0 e 4,9 contro 3,9 patologie preesistenti). Un'ulteriore dimostrazione dell'efficacia dei vaccini. 

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