Max Pezzali e Mauro Repetto, così sono nati gli 883: le porte in faccia, la svolta con Cecchetto e il nome del gruppo

Pavia, Repetto racconta la sua Pavia, la nascita del gruppo e la fine del sodalizio. Tutti i retroscena e la genesi delle hit di successo

Max Pezzali e Mauro Repetto ai tempi degli 883, e a destra Mauro Repetto oggi

Max Pezzali e Mauro Repetto ai tempi degli 883, e a destra Mauro Repetto oggi

Pavia, 21 ottobre 2023 – La stanzetta di un adolescente, una chitarra, carta e penna e tante porte in faccia. L’avventura degli 883 è cominciata così. Mauro Repetto e Max Pezzali si sono conosciuti sui banchi del liceo Copernico e sono diventati amici perché avevano un obiettivo comune: fare musica. Ma quante porte in faccia hanno ricevuto, prima dell’incontro con Claudio Cecchetto e il successo. Mauro Repetto, che oggi vive in Francia, ha ben stampati nella mente quei giorni in cui Pavia era la città delle due discoteche e 106 farmacie, li ha raccontati in un libro “Non ho ucciso l'uomo ragno” e anche al collegio Ghislieri dove ha fatto un vero show. Davanti a un pubblico composto da adolescenti di ieri, il paroliere ha suonato, cantato e raccontato come sono nate alcune canzoni.

La svolta con Claudio Cecchetto

“Abbiamo scritto ‘Finalmente tu’ prima in inglese ed è stata rifiutata – ha raccontato –. Poi l’abbiamo fatta in italiano ed è stata rifiutata ancora. Gli amici ci prendevano in giro dicendo: ‘Vi hanno paccato’”. Porte in faccia, perché anche ‘Come mai’ e ‘Hanno ucciso l’uomo ragno’ inizialmente non sono state accettate dalle case discografiche. “Sapevo che l’unico che potesse considerarci era Claudio Cecchetto – ha aggiunto Repetto – così gli abbiamo portato la canzone con i nostri divi dell’epoca, un rap un po’ rock di ‘Non me la menare’ e comincia l’avventura. Nella cassetta, però, il titolo prendeva tutto lo spazio.

Com’è nato il nome 883

Bisognava mettere i nostri nomi, io avevo suggerito Max e Mauro. Mi ha risposto: “Fa troppo bontaleggio e bontazola. C’è spazio solo per tre numeri e Max scrive 883”. Nessun divismo, però, neppure quando è arrivato il successo perché i due hanno ben presente da dove sono partiti e come. “Eravamo due ragazzi del liceo Copernico – ha ammesso Mauro – che non sapevano cosa fare il pomeriggio e si trovavano per passare il tempo immaginando che cosa avremmo vissuto la sera al bar o in discoteca. Siamo sempre stati due amici, non due colleghi”. Sullo sfondo, da quella cameretta di Max nella quale si rinchiudevano c’era Pavia con le sue belle ragazze. “All’epoca e di certo anche oggi – ha proseguito Mauro nel suo racconto – Pavia aveva un numero di belle ragazze incredibile. Negli inni positivi come ‘Come mai’ o ‘Sei un mito’, ma anche in quelli apparentemente negativi come ‘Te la tiri’ c’era una voglia di celebrare la bellezza della ragazza pavese”.

La fine del sodalizio

Finché non è arrivata “Stessa storia, stesso posto, stesso bar”. “Capivo che era bellissimo – ha concluso Mauro Repetto -, ma io non volevo né la stessa storia, né lo stesso posto né lo stesso bar. Volevo altro”. Il sodalizio si è così sciolto. “Io e Max non ci cerchiamo perché non devi usare il calzascarpe con un amico – ha ammesso il paroliere –, però quando ci troviamo, ridiamo come ai vecchi tempi per ore intere”