Allarme aviaria e West Nile: quali malattie rischiamo per “colpa” della fauna selvatica

Le patologie che possono trasmettere all’uomo e agli allevamenti. Più pericoli a Bergamo, Brescia, Insubria, Valtellina e Lecco. Riscontrato anche un caso di Coronavirus su un pipistrello

Analisi su un animale selvatico

Analisi su un animale selvatico

Milano – L’aviaria, la peste suina, la brucellosi, la rabbia, il coronavirus, la trichinellosi, la febbre del Nilo e ora la Tbe, Tick borne encephalitis, la Meningoencefalite da zecche, che ha ucciso un cervo e un camoscio in Valsassina. Sono decine le infezioni che gli animali selvatici possono trasmettere all’uomo oltre che ad altri animali d’allevamento o domestici. Succede perché si viene punti da zanzare o zecche che prima hanno punto animali infetti, o perché si consumano prodotti da selvaggina infetta.

"È importante che tutti coloro che frequentano i boschi lo facciano seguendo le indicazioni quando disponibili", si raccomanda Diego Perego, il direttore del Dipartimento di Veterinaria e Sicurezza degli alimenti di origine animale dell’Ast della Brianza. Contro la Tbe ad esempio occorre utilizzare repellenti per zecche e indossare abiti con maniche e pantaloni lunghi. Per scongiurare il rischio di pandemie tra i selvatici e contagi agli esseri umani o capi di allevamento e animali da compagnia esiste un apposito piano regionale di controllo.

Quest’anno sono stati già analizzati i resti di 275 selvatici trovati morti, nel 2023 di 5.141. Tra i carnivori è stata riscontrata la Malattia di Aujeszky che non ha effetti sull’uomo. I cinghiali sono risultati positivi a epatite E, brucellosi, peste suina, trichinellosi e tubercolosi. Alcune lepri sono morte per la sindrome della lepre bruna e la malattia emorragica virale del coniglio. Gli ungulati alpini hanno contratto epatite E, pestrivirus, la Tbe appunto e la paratubercolosi.

Parecchi i casi di aviaria tra i volatili, ma anche di usutu virus simile alla West Nile e di West Nile. Sulle volpi sono stati riscontrati cimurro e trichinellosi. Le zone più a rischio sono Brescia, Bergamo, l’Insubria, Valtellina e il Lecchese. Nel 2023 è stato inoltre riscontrato un caso di coronavirus su un pipistrello in provincia di Bergamo, 11 nel 2022 sempre nelle Bergamasca e nel 2021 3 nel Lodigiano.