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6 mag 2022

Mamme, una vita da equilibriste: figli sempre più tardi e meno lavoro

Rapporto Save The Children: fuori dal podio delle regioni amiche della maternità. Resistono solo i servizi

simona ballatore
Cronaca
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Donne al lavoro, donne e carriera: foto generica

Milano - Sempre più “equilibriste“, tra lavoro e carichi famigliari. E spesso quel filo sottile rischia di spezzarsi, trasformando l’impresa della “conciliazione casa-lavoro“ in un aut aut. Succede così che l’età media al parto salga a 32,4 anni e ci si fermi in media al primo figlio. E succede anche che il 42,6% delle donne tra i 25 e i 54 anni non sia occupato, che solo un contratto a tempo indeterminato su 10 sia stato firmato da una donna nel primo semestre 2021 e che il 39,2% delle madri con due o più figli minorenni si aggrappi al part-time. Oppure che si alzi bandiera bianca, rassegnando le dimissioni: nel 2020 lo hanno fatto 30mila donne (il 77,4% delle lettere convalidate è firmato da lavoratrici madri). Anche perché l’investimento nei servizi per l’infanzia scarseggia. E la situazione peggiora anche in terra lombarda. In Italia la spesa media pro-capite dei comuni dedicata alla prima infanzia è di 906 euro a bambino da 0 a 2 anni, spiccano i 2.481 euro di Trento (che primeggia non a caso nella classifica amica delle madri), la Lombardia si ferma a 813 euro e la Calabria è maglia nera, con 149 euro.

A scattare la fotografia de “Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2022“ è Save The Children con l’“Indice delle Madri“ elaborato da Istat, che identifica le regioni in cui essere madri è più o meno semplice sulla base di 11 indicatori rispetto alla cura, al lavoro e ai servizi. "La recessione conseguente alla pandemia è stata giustamente definita una “shecession”, i dati ci dimostrano che è ancor di più una “momcession“", sottolinea Antonella Inverno, responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children. Sul podio delle regioni "amiche delle mamme" la Lombardia non c’è più: è al quinto posto nell’indice generale e perde posizioni in tutte le aree, tranne in quella dei “servizi“. Intrecciando il numero di figli per donna alla distribuzione del lavoro di cura tra i genitori lavoratori, la situazione con la pandemia è peggiorata e la Lombardia - da regione modello - scende dal primo al terzo posto, perdendo quasi 20 punti rispetto al 2018.

Nell’area lavoro perde una posizione (da quinta a sesta), pur registrando un valore al di sopra della media nazionale. Resta stabile la dimensione dei servizi: decimo posto, con uno spiraglio di miglioramento. "Anche la lieve ripresa economica dello scorso anno è caratterizzata da ingiustizie di genere – sottolineano da Save The Children, suonando il campanello d’allarme –. La sintesi della condizione professionale delle donne nel mercato del lavoro si potrebbe riassumere nella frase “Le ultime ad entrare, le prime ad uscire”, come sottolineato dal Cnel. A differenza degli uomini sono ancora in notevole svantaggio quando, nei loro orizzonti di vita, prende corpo la decisione di avere un figlio. E avviene non solo sul versante occupazionale, ma anche su quello retributivo, tanto da definirla “motherhood penalty”". È tempo di invertire la rotta: "Servono misure efficaci, organiche e ben mirate che consentano di bilanciare le esigenze dell’essere madri e quelle dell’accesso e della permanenza nel mondo del lavoro", chiude Antonella Inverno.

 

 

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