ARNALDO LIGUORI
Cronaca

Incidenti stradali a Milano e in Lombardia: mortalità, cause e strade più pericolose

I dati mostrano che morti e feriti diminuiscono da due decenni, ma il capoluogo resta la città con più sinistri: ecco dove fare attenzione e quali sono le fasce orarie più rischiose

La maggior parte degli incidenti mortali avviene nelle strade statali e in autostrada

La maggior parte degli incidenti mortali avviene nelle strade statali e in autostrada

Contrariamente a quando si potrebbe pensare le strade della Lombardia, dati alla mano, sono sempre più sicure. Il numero di incidenti stradali nella regione sta diminuendo costantemente da circa vent’anni e con esso il numero di morti e feriti. Secondo l’ultimo studio disponibile di PoliS Regione Lombardia, nel 2021 si sono registrati circa 26mila sinistri rispetto agli oltre 54mila del 2001: si tratta di oltre il 52% in meno. Il minimo storico, per la verità, si è verificato nel 2020, ma solo a causa dei limiti alla circolazione e dei lockdown imposti nel corso del primo anno di pandemia.

Ciononostante, oggi mediamente circa una persona al giorno perde la vita sulla strada. La maggior parte dei sinistri avviene in città, motivo per cui Milano è la provincia lombarda più pericolosa. Tuttavia, a causa dell’alta velocità è più probabile morire in autostrada o nelle strade extraurbane. Tra i motivi accertati o presunti più frequenti, invece, ci sono l’assenza della distanza di sicurezza, la guida distratta (spesso legata all’uso dello smartphone) o la mancata precedenza a un incrocio.

Quanti sono i morti per incidente

Il numero di morti sulle strade è sempre più basso grazie all’uso dell’utilizzo delle cinture di sicurezza, dei divieti stringenti al consumo di alcolici alla guida, dei limiti alla velocità e dei dispositivi di assistenza alla guida. Negli ultimi vent’anni il numero di decessi per incidenti in Lombardia è diminuito di oltre il 70%. Ne 2021 sono morte 357 persone, un quarto delle quali a causa dell’alta velocità. Mediamente, comunque, il dato lombardo (1,6 morti ogni 100 incidenti) è sensibilmente più basso di quello nazionale (2,0).

Chi sono le vittime degli incidenti

In Lombardia, il 78% delle vittime della strada sono uomini e il 22% donne (dati del 2020). Benché gli incidenti coinvolgano persone di tutte le età, così come i feriti, gli eventi mortali riguardano in misura maggiore gli anziani (a causa della maggiore fragilità fisica). Guardando alcune peculiarità, i pedoni uccisi hanno spesso più di 65 anni, mentre tra i giovani gli incidenti stradali sono ancora la prima causa di morte.

Ma quali sono i mezzi coinvolti negli incidenti mortali? In termini assoluti le automobili sono le più coinvolte, ma sono anche i veicoli più utilizzati. In realtà, i motocicli hanno un tasso di mortalità quasi tre volte più alto. Circa un terzo delle morti, poi, coinvolgono pedoni o biciclette (la maggior parte a Milano). I monopattini sono stati coinvolti in 811 incidenti (circa il 3% del totale).

Dove avvengono più incidenti

In termini assoluti, nella sola città metropolitana di Milano avvengono il 40% degli incidenti, il 39% dei feriti e il 23% dei morti dell’intera regione Lombardia. Anche se confrontiamo le diverse province in rapporto al numero di abitanti Milano è la più pericolosa, con quasi 25 incidenti ogni 10.000 abitanti. Seguono Cremona (20,3), Pavia (19,7), Lecco (19,1), Varese (19,1) e Monza e Brianza (18,4). Quella dove avvengono meno sinistri è Lodi (13 ogni 10.000 abitanti).

Quello che è più importante per l’automobilista, però, è avere ben presente quali sono le tipologie di strade più pericolose. Su quelle urbane è più probabile avere incidenti – circa tre quarti del totale avvengono in città – ma le strade statali e provinciali hanno un indice di mortalità quasi due volte superiore: più alto anche rispetto alle autostrade. Complessivamente, i capoluoghi dove avvengono più incidenti sono Bergamo (5,1 ogni mille abitanti), Cremona (3,5), Milano (3,5) e Pavia (3,4).

Le strade più pericolose di Milano

In particolare, secondo un’analisi del sito The Submarine sui dati Istat, a Milano le strade dove si verificano gli schianti più violenti sono le fermate della metro Lilla Bicocca e Ca' Granda, Corso Sempione e nel tratto di viale Umbria compreso tra Piazza Michele Cappelli e via Ennio, Piazza Napoli, il Cavalcavia del Ghisallo, il quartiere Solari e gli assi stradali  corso Sempione-viale Certosa-via Gallarate eviale Zara-viale Fulvio Testi.

Secondo l’architetto progettista Matteo Dondè, citato dal sito, il fattore chiave per favorire questa transizione è riqualificare architettonicamente le aree urbane trasformandole in zone 30 (cioè con limite di velocità a 30 chilometri all’ora). La maggior parte degli incidenti avviene sui nodi di arterie principali dove gli automobilisti sono tentati di accelerare.

Quali sono le cause più frequenti

Circa due terzi degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli, il 25% riguarda veicoli isolati e solo uno su dieci consiste nell’investimento di pedoni. Le cause più frequenti tra veicoli in marcia – si legge nel rapporto della regione Lombardia – “sono il mancato rispetto della distanza di sicurezza e la guida distratta (15,5%), seguiti dal mancato rispetto della precedenza (14,6%), il mancato rispetto dello stop (8,8%) e l’eccesso di velocità (8%)”.

“Per quanto riguarda gli incidenti tra veicoli in marcia e pedoni, la maggior parte (41,6%) avviene a causa della mancata precedenza da parte del veicolo in corrispondenza di attraversamenti pedonali”. Ma sono frequenti anche i casi in cui il pedone attraversava la strada fuori dalle strisce (13,2%) o camminava in mezzo alla carreggiata (4,8%).

È interessante osservare le fasce orarie interessate dai decessi. Infatti, benché la maggior parte degli incidenti avvengano negli spostamenti tra casa, lavoro e scuola – soprattutto tra le 17 e le 18 – il picco di incidenti mortali si verifica di notte, tra le 22 e le 6, con indici di mortalità che raggiungono il massimo alle ore 4.

I dati discussi nell’articolo ed elaborati da PoliS Regione Lombardia provengono da una serie di rilevazioni di diversi enti: Istat, Aci, Ministero dell’Interno, dei Traporti, della Difesa, Upi, Anci, Polizia Stradale e Centri di monitoraggio regionale.