Saltano da una trasmissione all'altra e si punzecchiano a distanza. Fanno lo stesso mestiere, a volte sono anche d'accordo, ma quando non lo sono volano scintille. Abilmente alimentate dai conduttori che, pare, ormai non possono fare a meno di loro. 

Tra i vari esperti - o presunti tali - che affollano le trasmissioni televisive, in questi ultimi giorni emergono gli infettivologi Matteo Bassetti e Massimo Galli, rispettivamente primario al San Martino di Genova e direttore di reparto al Sacco di Milano. Due che di certo non si amano. Ad aprire il fuoco è stato Bassetti che, criticando gli strali di Galli contro le riaperture stabilite dal Governo, ha accusato il collega di lavorare più per sé che per la collettività: "Io lavoro con la mia regione per la mia regione - ha detto Bassetti - altri forse lavorano più per sé e meno per i loro ospedali. Con le riaperture non viene meno il sistema delle zone, qualora dovesse esserci la necessità si può intervenire con zone rosse anche a livello provinciale e comunale per bloccare eventuali focolai. Questo passaggio, però, magari sfugge a chi lavora contro la propria regione". 

Il riferimento alle simpatie politiche di Galli, che ha sempre rivendicato il proprio milieu sessantottino e per questo era già stato attaccato lo scorso autunno da Alberto Zangrillo (altro medico mediatico, parrocchia San Raffaele di Milano), è piuttosto chiaro. Insomma, il direttore del Sacco remerebbe contro il Pirellone a guida centrodestra. La replica di Galli arriva già in serata, in un'altra trasmissione su un'altra rete, con un caustico "capirai che soddisfazione" quando la conduttrice gli riepiloga il passaggio sulla possibilità di tornare in lockdown in caso di necessità.

Ma è il giorno dopo, quando Galli è ospite nella stessa trasmissione dove ha subìto l'attacco, che lo scontro a distanza sale di tono. La conduttrice annuncia che sta per fargli sentire le parole pronunciate da Bassetti in quello stesso studio e Galli scuote la testa: "Anche no, se possibile". Il servizio va in onda e il professore a quel punto replica: "Che interesse potrei avere di lavorar per me, sono un anziano professore che ha già fatto la carriera che avrebbe voluto fare e non ha altre aspirazioni, è ormai prossimo alla pensione. Credo di lavorare per cercare di capire le cose e per dire le cose come stanno, non ho bisogno di inchinarmi davanti a nessuno. Non devo fare né il nano né la ballerina di nessuno". 

Sipario. In attesa della prossima disfida, più mediatica che scientifica.