Varese, 12 maggio 2015 - Il sogno di una cattedra a due passi dal confine. Altro che buona scuola, sono sempre di più i docenti abilitati in Italia che scelgono di emigrare nella vicina Svizzera per poter insegnare. A favorire il fenomeno, in crescita progressiva da qualche anno, come conferma il segretario generale del settore Scuola della Cisl dei Laghi Como-Varese, Adria Bartolich, la mancanza cronica di docenti delle scuole ticinesi, elementari e materne in primis, ma anche delle classi superiori. Ad aprire le porte al frontalierato della cattedra erano stati, nel non lontano anno scolastico 2011-2012, i giudici amministrativi elvetici che avevano abolito l’obbligo per i candidati maestri e professori di conoscere le lingue nazionali della Confederazione in nome della libera circolazione sancita dal Trattato di Schengen adottato anche dalla Svizzera. 

Oggi che la conoscenza di italiano, francese e tedesco è solo un «titolo preferenziale in caso di più candidati idonei», spiegano dalla Divisione della scuola ticinese, in pratica il ministero dell’Istruzione ticinese, ogni freno è caduto. E lo si è visto subito: nel concorso per l’anno scolastico 2011–2012 i docenti frontalieri passarono da 190 a 337. Un trend in crescita poi confermato di anno in anno, come ribadiscono i sindacati della scuola varesini. 

Un fenomeno che non piace oltreconfine, in particolare agli esponenti della Lega dei ticinesi, partito sempre pronto a prendersela con i nostri lavoratori. 
Così il deputato leghista-ticinese, Massimiliano Robbiani, ha depositato al Consiglio di Stato un’interrogazione, la prima della nuova legislatura, in cui afferma che per l’anno 2015-2016 «secondo alcune mie informazioni», la scuola ticinese «farà parecchia fatica a trovare docenti a sufficienza per far fronte alle richieste dei vari comuni ticinesi», chiedendo al Consiglio di Stato, il governo locale, se questa informazione è vera e se sia vero che si sta valutando l’assunzione di docenti frontalieri». 


Idem per le supplenze, settore in carenza cronica di docenze. Anche oltreconfine, comunque, per i precari della scuola non è tutto oro quello che luccica: se gli stipendi sono parametrati al costo della vita elvetico, e sono quindi notevolmente più pesanti rispetto a quelli italiani, i contratti possibili sono solo a tempo determinato di un anno o ancora meno, nel caso di una supplenza. Malgrado questo sono continue le richieste che arrivano alla Cisl dei Laghi da parte dei precari varesini e comaschi sul come fare a insegnare in Svizzera e dove potersi rivolgere per poter partecipare ai concorsi.