Falegnami, saldatori, tecnici: in Lombardia mancano i “vecchi mestieri”

I profili difficili da trovare per la piccola e media imprese salgono al 45% L’allarme: a Lecco, Varese e Pavia il fenomeno riguarda oltre un lavoratore su due

Artigiani (foto di repertorio)

Artigiani (foto di repertorio)

Milano - Saldatori specializzati, falegnami, tecnici e meccanici. Le imprese li cercano ma sul mercato non ci sono. Accanto alle nuove “professioni digitali“ mancano anche “i mestieri di una volta“: profili assenti o non adeguati alle richieste di chi vuole assumere. Tra loro ci sono anche attrezzisti di macchine utensili e operai addetti a telai meccanici per la tessitura. Nell’ultimo anno, le entrate difficili da reperire nelle province lombarde sono cresciute dal 42 (nel 2022) al 45%. Quasi una su due, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, l’associazione più rappresentativa della media e piccola impresa e dell’artigianato per numero di attività (95mila) e settori industriali (33).

Le aree con più difficoltà sono Lecco, Varese, Pavia e Monza. Qui la percentuale supera il 50%. Ma in tutte le province, ad eccezione di Milano (40%), si sale oltre il dato lombardo con differenze minime tra territori: Como e Cremona 49%, Brescia e Mantova 48%, Bergamo e Sondrio 47%, Lodi 46%. Gli incrementi più alti si sono verificati in Valtellina: in un anno la percentuale di professioni difficili da trovare è cresciuta del 6,9%. A Lecco lo scenario è ulteriormente peggiorato con una crescita del 6,2% tra il 2022 e il 2023 così come a Mantova (+6%). A Brescia la variazione è stata del +5,8%, mentre Como e Monza hanno fatto segnare un incremento del 5,2%. Sopra la crescita di 4 punti percentuale (media lombarda) si trovano anche Cremona e Varese (per entrambe +4,9%), mentre Bergamo è in linea (+4,1%). La provincia dove si è accentuato meno il mancato allineamento tra domanda e offerta di lavoro si conferma Milano (+3%).