Eredità Silvio Berlusconi, la convivenza forzata tra Marta Fascina e Pier Silvio e le disparità tra i figli: tutti i nodi da sciogliere

La famiglia mostra unità e concordia in pubblico, ma una vera distribuzione dei beni non è ancora stata fatta. Ad iniziare dalla villa di Arcore

La pianta di villa San Martino a Arcore
La pianta di villa San Martino a Arcore

Milano – Ancora una storia tutta da scrivere. Nessuno scontro di famiglia, nessuno con le valigie, nessuna presa di posizione, ma anche nessun cambiamento (almeno per ora) negli assetti di gestione patrimoniale per gli eredi di Silvio Berlusconi. Come se lui fosse ancora in vita, come se ad Arcore fosse ancora presente il fondatore di Mediaset. Eppure il Cav si è spento al San Raffaele il 12 giugno. Domani saranno due mesi.

Un mese e pochi giorni fa, invece, l’apertura del testamento, dei tre documenti manoscritti, redatti il 2 ottobre 2006, il 5 ottobre 2020 e il 19 gennaio 2022. Il primo, il principale, per stabilire il dato essenziale: la quota disponibile dell’eredità da attribuire ai primi due figli, il resto da dividere equamente fra tutti e cinque. Senza inventari, senza stime dell’enorme patrimonio mobiliare e immobiliare, senza calcoli e valuta.

Il secondo, per fissare un legato da 100 milioni a favore del fratello Paolo, e il terzo, mentre l’ex presidente del Consiglio era diretto al San Raffaele per un ricovero, in cui chiedeva ai figli (dimenticando per una svista il più giovane, Luigi) con una grafia che mostrava sofferenza, "se non dovessi uscire", di onorare un’altra disposizione: 100 milioni per Marta Fascina, altri 30 per Marcello Dell’Utri. Testi chiari, ma che sulla carta potrebbero anche dare adito a problemi, che però gli eredi mostrano di non volere creare.

Marta Fascina, a dispetto delle voci di questi mesi, è rimasta ad Arcore. Un post per ricordare il quasi marito - "Dio come mi manchi" - e una sola uscita pubblica, tre giorni fa, al Trofeo Berlusconi. Un’occasione per la famiglia di mostrare ancora una volta un volto unito, pacifico.

Se Fascina al funerale di Stato dell’ex premier in Duomo si era presentata mano nella mano con Marina, allo stadio di Monza, per la partita, era in Tribuna e sul podio delle premiazioni accanto a Luigi. A salutarla con un bacio, l’altro inquilino di Villa San Martino, Pier Silvio.

Unità, anche nella gestione del patrimonio. Perché, fin qui, nulla dell’enorme lascito da oltre 7 miliardi di euro è stato realmente diviso fra i figli. Se sarà (relativamente) semplice attribuire, calcolatrice alla mano, le azioni di holding e finanziarie che controllano un impero che va da Mediaset al Teatro Manzoni, passando per il 20% di Mediolanum, ben più complesso, in assenza di stime e di un vero inventario, catalogare e distribuire residenze e dimore.

Con valori che oscillano. Basti pensare a Villa Certosa, solo una delle dodici attribuite a Silvio Berlusconi, stimata 259 milioni. Ma potrebbe valere il doppio, o passare di mano a molto meno. Dipenderebbe dalle offerte eventuali e dal mercato.

Ci vorrebbero anni, almeno sulla carta, per calcolare il costo di quadri, firme celebri o poco nobili, custoditi nelle case. Un Tiziano, una Gioconda Nuda di scuola leonardesca e una madonna di quella di Raffaello, per limitarsi ad Arcore. A chi attribuirli, secondo quali perizie, e come compensare chi non li riceve sarebbe un compito in salita.

Che i Berlusconi sono decisi a svolgere in silenzio, nel tempo. E soprattutto mostrando concordia, nonostante la disparità fra figli nati dal primo matrimonio, Marina e Piersilvio, e i rampolli di Veronica Lario, che li priva di un terzo dell’ammontare totale, destinato solo ai primi due.