Una ragazza fuma eroina all’interno dell’area di Rogoredo
Una ragazza fuma eroina all’interno dell’area di Rogoredo

Milano, 2 luglio 2020 - Tre morti al mese. È il drammatico conto dei decessi per overdose in Lombardia nel 2019, il dato più alto registrato negli ultimi dieci anni. Il numero, 37 persone scomparse (di cui 9 in provincia di Milano, 7 nel Bresciano e 4 a Bergamo, Cremona e Sondrio), emerge dalla relazione 2020 della Direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero dell’Interno: il report analizza il fenomeno sulla base delle statistiche messe insieme lo scorso anno dalle forze di polizia e le confronta con quelle del 2018. Il dato che più colpisce è proprio quello legato ai decessi: dopo la graduale riduzione tra 2015 e 2017 (da 25 a 14 morti), le cifre sono tornate a salire dai 32 del 2018 ai 37 del 2019. Cifre purtroppo in linea col resto d’Italia: in tutto il Paese, infatti, sono morte 373 persone, a fronte delle 336 scomparse l’anno prima.

"Esaminando le fasce di età – si legge nel documento – i livelli di mortalità più alti si riscontrano a partire dai 25 anni per raggiungere i picchi massimi nella fascia maggiore uguale ai 40 anni". Nella poco lusinghiera classifica delle Regioni con il maggior numero di blitz antidroga, la Lombardia ha conquistato nel 2019 il gradino più alto del podio, superando il Lazio: 4.915 le operazioni portate a termine da carabinieri, polizia e Guardia di Finanza (il 19,44% del dato nazionale, record del decennio), tra contrasto allo smercio al dettaglio e inchieste più strutturate e a lungo termine. Sul fronte dei sequestri, meno significativo numericamente se analizzato nel breve periodo, i dati sono in calo del 35,52%: dalle 6,4 tonnellate del 2018 si è passati alle 4,1 del 2019, quantitativo comunque ragguardevole e che in ogni caso tiene la Lombardia al terzo posto dopo Sicilia e Liguria.

Entrando nel dettaglio delle singole sostanze, le forze dell’ordine hanno tolto complessivamente dal mercato 1,5 tonnellate di marijuana (il sequestro più ingente ad aprile 2019 con 453 chili trovati in un furgone intercettato in viale Famagosta), 1,2 di hashish, 409,8 chili di cocaina (+61% rispetto al 2018, in linea con i dati nazionali), 174,9 di eroina, 8.913 piante di cannabis, 4.089 pasticche di sostanze sintetiche e 59 chili in polvere. In totale, sono state denunciate 4.893 persone, e di queste 3.283 sono finite in carcere, circa il 15,3% del dato nazionale; tra loro ci sono pure i 174 under 18 indagati (di cui 74 arrestati), numero in linea con quelli registrati negli anni precedenti (183 nel 2016, 188 nel 2017 e 187 nel 2018). Detto in sintesi: il mercato della droga non conosce crisi, e questa tendenza ormai consolidata è stata confermata pure nel periodo del lockdown causa Covid, durante il quale spacciatori e acquirenti hanno cercato mille alternative alla distribuzione in strada delle dosi per proseguire i rifornimenti quotidiani.

A governare i pusher e via via i grossisti più forniti ci sono sempre gli esponenti delle principali organizzazioni criminali nostrane, con i clan di ’ndrangheta a farla da padroni. In generale, sintetizzano i tecnici della Dcsa, l’esperienza e l’affidabilità dei narcos italiani "sono oggi riconosciute nel panorama mondiale"; senza dimenticare che "nel corso degli anni hanno sviluppato strategie sempre più orientate a crescenti collaborazioni e alleanze trasversali con altre organizzazioni nazionali e straniere, nonché esteso le proprie articolazioni nei Paesi facenti parte di aree di produzione, transito e stoccaggio di stupefacenti".