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28 mar 2022
28 mar 2022

Covid, terapia Hiv può prevenire l'infezione: l'ipotesi in uno studio

La ricerca francese è avvenuta su oltre cinquecento persone

28 mar 2022
A handout photo dated 26 June 2020 and made available by the Oxford University 23 November 2020, showing employees processing serum at the laboratories of Oxford University to produce a coronavirus vaccine jointly with AstraZeneca, Oxford, United Kingdom. The Oxford University/AstraZeneca coronavirus vaccine has an average efficacy of 70.4 per cent in preliminary results, Oxford University / AstraZeneca announced on 23 November 2020, and can be stored in a standard fridge.  ANSA/OXFORD UNIVERSITY / JOHN CAIRNS / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Un laboratorio Covid
A handout photo dated 26 June 2020 and made available by the Oxford University 23 November 2020, showing employees processing serum at the laboratories of Oxford University to produce a coronavirus vaccine jointly with AstraZeneca, Oxford, United Kingdom. The Oxford University/AstraZeneca coronavirus vaccine has an average efficacy of 70.4 per cent in preliminary results, Oxford University / AstraZeneca announced on 23 November 2020, and can be stored in a standard fridge.  ANSA/OXFORD UNIVERSITY / JOHN CAIRNS / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Un laboratorio Covid

Milano, 28 marzo 2022 - Prevenire l'infezione da Covid? La terapia antiretrovirale a lungo termine con inibitori della proteasi (PI) potrebbe essere utile. A suggerirlo uno studio, presentato durante il Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (ECCMID), condotto dagli scienziati del Centro ospedaliero intercomunale di Villeneuve-Saint-Georges e del General Hospital di Melun in Francia.

Il team, guidato da Steve Nguala, ha valutato l'efficacia dei trattamenti con antiretrovirali nei pazienti Covid-19 e, stando a quanto emerge dall'analisi, le persone affette da HIV, che seguono una terapia con inibitori della proteasi, potrebbero essere associate a un rischio inferiore di contrarre l'infezione in forma grave. Questi pazienti, seppure convivano a vita con un'infezione, potrebbero essere inaspettatamente protetti da un'altra.

Trattandosi di uno studio osservazionale, i ricercatori precisano che questo lavoro non puo' essere considerato come la prova conclusiva sul minor rischio di sperimentare sintomi gravi tra i pazienti con HIV. Gli inibitori della proteasi, spiegano gli autori, sono una classe di farmaci che agiscono bloccando un enzima coinvolto nella replicazione del virus. I ricercatori hanno condotto uno studio di coorte in sei ospedali dell'Ile-de-France per valutare l'impatto dell'uso a lungo termine di questi farmaci nei pazienti con HIV in relazione al tasso di prevalenza di Covid-19.

Gli scienziati hanno arruolato 169 persone con HIV che sono state trattate con antiretrovirali inibitori della proteasi e 338 individui che hanno ricevuto farmaci senza PI. L'eta' media del campione era di 50 anni, e tutti i partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cliniche regolari e screening per Covid-19. Secondo quanto emerge dall'analisi, durante i 12 mesi di follow-up, il 12 per cento dei pazienti che assumevano PI ha contratto SARS-CoV-2, a fronte del 22 per cento di positivi emersi nel gruppo di soggetti trattati con medicinali non PI.

Dopo aver considerato fattori come genere, eta', condizioni cliniche, contatti con positivi e numero di membri del nucleo familiare, i ricercatori hanno scoperto che gli individui che avevano assunto gli inibitori della proteasi erano associati a un rischio del 70 per cento inferiore di risultare positivi a Covid-19 rispetto ai pazienti sottoposti a terapia antiretrovirale senza PI. "Gli inibitori della proteasi vengono utilizzati da tempo - commenta Nguala - sono caratterizzati da un buon profilo di sicurezza e da una buona tolleranza. Attaccando il virus prima che abbia la possibilita' di moltiplicarsi, potrebbero prevenire la diffusione di infezioni e lo sviluppo di nuove varianti. I nostri risultati dovrebbero essere ulteriormente esplorati in studi futuri".

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