Paura coronavirus
Paura coronavirus

Milano, 29 febbraio 2020 - Il conteggio si aggiorna, i casi crescono ancora in tutte le realtà territoriali della Lombardia e i decessi connessi al coronavirus sono arrivati a 17. I contagiati in Lombardia, secondo l’ultimo aggiornamento, risultano 531, di cui 235 in ospedale e 85 in terapia intensiva. L’11% sono operatori sanitari, e «li dobbiamo proteggere», sottolineano gli esperti consultati dalla Regione, che mentre prosegue il braccio di ferro col governo sull’approvvigionamento di mascherine introdurrà il tampone per tutti i pazienti con sintomi respiratori che entrano in ospedale. Mentre sono 8500 in Lombardia le persone in quarantena dopo esser state a stretto contatto con un contagiato.

La distribuzione dei casi in Lombardia vede i lodigiani mantenere il primato, con 182 persone, pari al 34% del totale. Seguono ancora Cremona, 123, e Bergamo, 103. A Pavia i casi si fermano a 49. A Brescia coloro che hanno contratto il virus sono 13. Migliore la situazione di Sondrio, dove i casi restano tre, e Varese, dove il numero è il medesimo. Ci sono poi altri venti tamponi positivi ancora da attribuire a un territorio. Dei 46 pazienti dichiarati guariti, quaranta sono lombardi. Le dimensioni dell’epidemia suggeriscono alle autorità locali di proseguire sulla linea della prudenza. «Vorrei che la Lombardia ripartisse subito e vorrei eliminare tutte misure fra un’ora – ha ripetuto il governatore Attilio Fontana –. Ma noi non siamo tecnici e ci siamo rivolti a chi è tecnico: abbiamo chiesto a degli esperti il loro parere e ci dicono che l’infezione deve essere fermata mediante l’interruzione del contagio. Non ci sono altri sistemi».

Da qui la scelta di chiedere al Governo di proseguire, ad esempio, con lo stop alle attività delle scuole e delle università. L’obiettivo, hanno spiegato gli esperti, è di ridurre la capacità di un contagiato d’infettare «da 2/2,5 persone a meno di una». Perché già così, con l’epidemia concentrata in quattro aree popolate dal 4% dei lombardi, il sistema delle terapie intensive – 900 porti letto, di cui già 105 convertiti in «reparti corona» da 15 ospedali – «è in sofferenza», dicono gli esperti. Dopo l’allarme di mercoledì notte a Cremona, giovedì è toccato all’ospedale di Lodi, con «51 ricoveri gravi di cui 17 in terapia intensiva al Maggiore», ha spiegato il governatore.

La direzione dell’ospedale ieri ha assicurato che la situazione (dopo il trasferimento di 15 pazienti in terapia subintensiva al Niguarda) è tornata «assolutamente sotto controllo». Intanto a Bergamo i 19 posti di terapia intensiva sono «saturati» dal vicino focolaio di Alzano Lombardo, dice Marco Rizzi, a capo dell’unità malattie infettive de Papa Giovanni XXIII –. Abbiamo destinato 100 posti nei reparti per i casi di coronavirus meno gravi, ma non bastano più». All’Asst di Cremona, spiega l’infettivologo Angelo Pan, «abbiamo riorganizzato l’ospedale e siamo passati in pochissimi giorni da 12 posti dedicati alle malattie infettive a 3-4 reparti per i pazienti con nuovo coronavirus»