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17 giu 2022

Scoperto un buco nero che può inghiottire la Terra in un secondo. Ma non c'è pericolo

Gli astronomi ne hanno individuato uno gigantesco che ha una massa di 3 miliardi di volte superiore a quella del Sole 

17 giu 2022

È stato osservato il più vorace dei buchi neri: ogni secondo divora una massa equivalente a quella della Terra e, nonostante sia gigantesco, sta continuando a crescere molto rapidamente.

Al momento la sua massa è 3 miliardi di volte quella del Sole e 500 volte quella del buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, e non accenna a fermarsi.

La scoperta, pubblicata sulla piattaforma arXiv che accoglie articoli in attesa della revisione della comunità scientifica, è stata fatta da un gruppo di ricerca guidato dall'Università Nazionale Australiana nell'ambito dell'indagine SkyMapper.

L'articolo è stato sottoposto alla rivista della Società astronomica australiana. "Ora vogliamo scoprire cosa lo rende diverso dagli altri", dice Christopher Onken, alla guida del gruppo di ricerca: «Forse due grandi galassie si sono scontrate, incanalando tantissimo materiale nel buco nero per alimentarlo".

Il rapido accumulo di materia sulla superficie di questo oggetto ha anche portato alla formazione di un luminosissimo quasar, che produce abbastanza energia da essere 7.000 volte più luminoso di tutte le stelle della Via Lattea. Visto dalla Terra, il quasar è solo leggermente più fioco di Plutone ed è quindi abbastanza brillante da poter essere individuato con un buon telescopio in una zona con poco inquinamento luminoso. "Gli astronomi sono alla ricerca di oggetti come questo da più di 50 anni", aggiunge Onken. "Ne hanno trovati migliaia di più deboli, ma questo così luminoso e passato sorprendentemente inosservato". Gli autori dello studio ritengono che sia molto improbabile la scoperta di un altro buco nero dalla crescita così rapida o che alimenti un quasar così potente: "Abbiamo sostanzialmente esaurito il cielo dove oggetti come questo potrebbero nascondersi», commenta Christian Wolf, uno dei ricercatori che ha partecipato alla scoperta, «siamo abbastanza fiduciosi che questo record non verrà battuto".

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