Un cane con il suo padrone (Foto L.Gallitto)
Un cane con il suo padrone (Foto L.Gallitto)

Milano, 17 gennaio 2020 - Ogni anno dalle tasche dei lombardi esce mezzo miliardo di euro. Speso in scatolette e pacchi di crocchette, sabbietta, guinzagli, cappottini, cucce e cure. Gli animali da compagnia sono sempre di più al centro delle attenzioni delle famiglie lombarde. Meno figli, più pet. Bastano i dati della Coldiretti, diffusi in occasione della tradizionale festa di Sant’Antonio.

Nelle campagne, i falò che da sempre accompagnano la celebrazione, legata alla benedizione degli animali, sono stati ridotti dall’emergenza smog. Eppure, l’affetto dei lombardi nei confronti di amici a quattro zampe, uccelli e persino rettili non accenna a diminuire. Stando ai dati Coldiretti, come accennato, ogni anno i lombardi complessivamente spendono oltre 500 milioni di euro per prendersi cura dei propri cani e gatti. Nel dettaglio, per dare da mangiare agli amici a quattro zampe, in Lombardia si investono oltre 300 milioni di euro. Al cibo si aggiungono poi le cure veterinarie e gli accessori – afferma la Coldiretti – con una spesa totale stimata in oltre mezzo miliardo di euro per una regione come la Lombardia dove ogni 6 persone c’è un cane o un gatto. Infatti, sono più di un milione e 820 mila gli animali registrati all’Anagrafe regionale degli Animali d’Affezione. Un dato in crescita e destinato ad aumentare, visto che la registrazione dei gatti è obbligatoria soltanto da pochi giorni. La scelta, che raccoglie il plauso di molte associazioni, arriva però soltanto ora e non consente ad esempio di stimare con correttezza il numero di felini accomodati fra i divani delle case lombarde. Ad oggi il microchip è stato inserito a 192mila mici. Tanti altri lo avranno a breve.

Di certo, una famiglia su tre ha almeno un animale domestico, cifra cresciuta dell’1,1% rispetto al 2018. Poco più dell’8 per cento delle famiglie ha due animali, e poco meno di cinque sale a tre. Chi ne ha quattro è poco meno del 4 per cento delle famiglie. Naturalmente, la grande passione resta quella dei cani, che ha contagiato il 40 per cento degli amanti degli animali. Spese in crescita, dunque, ma anche maggiore attenzione da parte delle istituzioni, che impongono regolamenti sempre più precisi. A partire dall’obbligo di usare guinzagli e museruole per cani“pericolosi”. "Non esistono razze pericolose, esiste una cattiva educazione. Del cane e del padrone", chiarisce il veterinario Emilio Feltri, critico sulla classificazione dei cani per pericolosità e sul’introduzione del patentino. Piuttosto "farei in modo di sensibilizzare le persone sul rapporto uomo – animale – chiarisce -. Ecco, se il patentino viene inteso come occasione per seguire una serie di incontri per imparare a leggere il linguaggio del cane, allora sono d’accordo".

Quanto alle spese, "la prima cosa da fare, il primo investimento da affrontare è rivolgersi a un esperto per capire chi sono e cosa voglio da un cane – continua il veterinario –. Poi occorre puntare su una corretta educazione, tenendo sempre a mente che un cane non è un essere umano. E allora una maniacale igienizzazione, ad esempio, è dannosa. I cappottini? Usiamoli, consapevoli però che così alteriamo la muta del pelo e quindi occorre utilizzarli sempre altrimenti facciamo del male all’animale". Quindi, "se riusciamo a creare questo binomio uomo-animale, se le persone imparano a leggere i comportamenti dei cani, allora possiamo evitare qualsiasi patentino".