Airbnb fa accordo con il fisco italiano: verserà 576 milioni, di cui 174 per sanzioni e 49 per interessi

Il colosso degli affitti brevi sarà sostituto d’imposta. “Non cercheremo di recuperare dagli host le ritenute fiscali per il periodo 2017-2021”

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Milano, 13 dicembre 2023 – Tregua tra Airbnb e il fisco italiano. Il colosso degli affitti brevi ha sottoscritto l'accertamento con adesione con l'Agenzia delle Entrate per chiudere i rilievi relativi alle indagini fiscali condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura di Milano. L’accordo riguarda la ritenuta sui redditi degli host non professionali derivanti da locazioni brevi (“cedolare secca”) in relazione agli anni fiscali dal 2017 al 2021, per un pagamento complessivo di 576 milioni.

La stangata

Airbnb Ireland Unlimited Company  pagherà in tutto 576 milioni di euro, di cui circa 353 milioni per le ritenute dovute e non versate, 174 milioni a titolo di sanzioni amministrative per le violazioni commesse e 49 milioni di interessi. L'importo è stato determinato in seguito alla ricostruzione della base imponibile su cui la società avrebbe dovuto applicare la ritenuta del 21%, come disposto dal dl n. 50/2017 (art. 4), con specifico riferimento al periodo dal 1 giugno 2017 al 31 dicembre 2021.

Airbnb: “Non recupereremo dagli host le ritenute fiscali”

Dal canto suo, Airbnb fa sapere che non cercherà di recuperare dagli host le ritenute fiscali per questo periodo. “Stiamo anche proseguendo il confronto costruttivo con le autorità per quanto riguarda il periodo 2022-2023. L'Italia è un mercato importante per Airbnb” si legge in una nota. "L'accordo di oggi – sottolinea Airbnb – significa che possiamo concentrarci nella continuazione della nostra collaborazione con le autorità italiane in materia di tasse, regole per le locazioni brevi e turismo sostenibile, a vantaggio degli host e degli ospiti”.

Chi è l’host “tipo” italiano  

Dalla nota emerge anche una fotografia dell’host “tipo” italiano, scattata dalla stessa società. Ci sono migliaia di host in Italia. Oltre tre quarti di loro hanno solamente un annuncio; l'host tipico ha guadagnato l'anno scorso poco più di 3,5001 euro. Circa due terzi (59%) ha dichiarato che i proventi realizzati ospitando gli consente di arrivare a fine mese. Il 15% afferma di lavorare nella sanità, l'educazione o la pubblica amministrazione. La gran parte degli host su Airbnb in Italia, stando alle indicazioni della piattaforma, sono persone comuni che vogliono integrare il proprio reddito familiare.

Nuove regole nella legge di bilancio

“Auspichiamo che l'accordo con l'Agenzia delle Entrate e le recenti novità normative possano fare chiarezza sulle regole riguardo gli affitti brevi per gli anni a venire”, scrive partAirbnb. Poi ricorda che “nell'ottobre 2023, il Governo italiano ha presentato la legge di bilancio per il 2024 che, nella sua versione attuale, chiarisce come le piattaforme dovrebbero effettuare in futuro la ritenuta delle imposte sul reddito degli host non professionali in Italia. Abbiamo accolto con favore questa proposta normativa e ci stiamo preparando ad adempiere, con l'introduzione di un meccanismo di trattenuta e versamento delle imposte sui redditi degli host rilevanti all'Agenzia delle Entrate”.

DAC7, cos’è e come funziona

Airbnb sta inoltre lavorando per conformarsi a DAC7, la normativa quadro europea sulla trasmissione dei dati fiscali da parte delle piattaforme digitali. "Queste regole –  spiega Airbnb – sono pensate per permettere alle autorità nazionali di raccogliere le tasse dovute supportando al contempo un sistema di trasmissione dei dati coerente e standardizzato. Abbiamo già informato gli host italiani di come questi cambiamenti si rifletteranno sulla loro attività tramite Airbnb e continueremo a chiedere loro le informazioni previste da DAC7 prima che queste vengano condivise con l'Autorità fiscale in Irlanda (dove Airbnb Ireland ha la propria sede) nel gennaio 2024, e successivamente all'Agenzia delle Entrate”. Airbnb accoglie con favore anche i progressi in materia di regole per gli affitti brevi, compresa la creazione di un sistema di registrazione nazionale in Italia e il quadro europeo di condivisione dei dati.