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Ricengo, 7 dicembre 2018 - E la villa venne giù. Mercoledì sera una parte della facciata posteriore di Villa Obizza è crollata nel silenzio assoluto. Nella confinante fattoria a quell’ora non c’era nessuno e ad accorgersi di quanto successo è stato il fattore Emilio Premoli, che è rientrato poco dopo le 22. L’agricoltore ha subito avvertito l’avvocata Ilaria Groppelli, che cura gli interessi della mamma del fattore, sfollata dalla sua casa insieme con tre lavoratori indiani, la quale a sua volta ha inviato immediatamente una pec al Comune e alla soprintendenza per avvertire della situazione.

«Risultato?» Nessuna risposta. Oggi non si è fatto vivo nessuno. Eppure il crollo è stato notevole e foriero di altri cedimenti, visto lo stato di decomposizione di Villa Obizza. Tuttavia non si muove foglia». Una gran parte della facciata retrostante, proprio la parte dichiarata pericolante e dalle vicinanze della quale sono stati spostati gli abitanti della cascina confinante, è crollata nella prima serata e il resto sta in piedi non si sa perché. Villa Obizza lancia il suo grido di dolore: nessuno le dà ascolto, nessuno interviene. Dopo la sentenza del tar di Brescia, il Comune ha fatto sapere che non interverrà. I lavori di consolidamento della vetusta villa, unico esempio in stile palladiano in Lombardia, datata 1703, ammontano a 600mila euro, che il Comune non ha o che se avesse dovrebbe spendere da un’altra parte. Perché se è vero che l’amministrazione potrebbe disporre di intervenire per poi rivalersi sul liquidatore, appare altrettanto vero che mettere le mani sulla villa è un’impresa probabilmente troppo grande per il piccolo Comune. E la Soprintendenza? Neppure una mossa. Dopo l’avvertimento del crollo, ieri nessuno si è fatto vivo. Quindi, che si fa? Nessuno lo dice, ma la speranza è che la villa imploda su se stessa, così tutto si risolverebbe, viste le lungaggini e i tira e molla. E le persone sfollate? Be’, per loro c’è tempo. Tanto tempo.