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Crema (Cremona), 9 gennaio 2019 - Un furgone rosso attende i ragazzi che escono da scuola per il primo intervallo, quello delle 10.10. Ma nessuno andrà a comprare un panino caldo, perché da qualche tempo i ragazzi non possono avvicinarsi al venditore. E tutto questo per un provvedimento adottato dalla dirigente dell’istituto Pacioli, la professoressa Paolo Viccardi, che ha deciso di confinare i ragazzi in uno spazio ben preciso, lontano dai cancelli e dagli adorati panini.

Da qualche giorno è in atto un braccio di ferro tra l’istituto e Alessandro Zerega con la moglie Maria Musto, i due venditori di panini, pizze e non solo. Ogni giorno il camion con i panini arriva, si ferma in via Dogali, di fianco alla scuola e aspetta, ma non viene nessuno: «Non c’è alcuna guerra del panino – dice la dirigente – solo salvaguardiamo i ragazzi. Avevamo notato che quando c’erano gli intervalli (ce n’è un secondo alle 12, ndr), i ragazzi si assembravano nei pressi del furgone, rimanendo all’interno del cortile, e acquistavano panini. Alcuni però ne approfittavano per fumare, cosa vietata. Abbiamo dovuto prendere la decisione di limitare gli spazi dell’intervallo per dar modo ai tre professori che controllano di poter svolgere il loro ruolo. Inoltre, come si sa, all’interno della scuola ci sono macchine distributrici di generi di conforto e l’azienda che le ha installate ha vinto una gara. Dare la possibilità di acquistare al di fuori è concorrenza sleale».

«In fine non abbiamo alcuna garanzia sul prodotto che gli ambulanti vendono, mentre per i panini della macchinetta tutte le regole vengono rispettate». «Noi non molliamo, dicono invece i venditori – perché abbiamo tutte le carte in regola e i permessi. Non facciamo concorrenza sleale perché evitiamo di vendere le bibite e sappiamo che i nostri prodotti sono apprezzati anche dai professori. Vendevamo circa 120 panini i giorno e questo ci permetteva di arrotondare le nostre entrate. Speriamo che tutto si sistemi».