Cremona, il dottore che dona una seconda vita ai giocattoli rotti: “Dalla discarica a come nuovi. Così ricreo i sogni dei bambini”

La missione di Luciano Sassi, restauratore di libri che scoprì la firma di Leonardo. Nel suo laboratorio rinascono cavallucci, indiani e cowboy

Luciano Sassi al lavoro nel laboratorio a Isola Dovarese

Luciano Sassi al lavoro nel laboratorio a Isola Dovarese

ISOLA DOVARESE (Cremona) – Giocattoli che passione. Giocattoli che non sarebbero attrattivi per i bambini di oggi ma che per quelli di ieri significano ricordi, con tutta la loro dolcezza, e ritorno all’infanzia. Giocattoli rotti, passati di moda, gettati in discarica con la raccolta differenziata dei rifiuti. Altri scovati nel buio di una soffitta o sulle bancarelle di un mercatino. Altri ancora donati. Luciano Sassi li trova, li ricompone, li conserva. Sassi vive in simbiosi con la storia a Isola Dovarese, nel Cremonese, in un edificio quattrocentesco, posto di guardia per il guado del fiume Oglio, trasformato negli ultimi quarant’anni in laboratorio di restauro.

Una vetrina dell’800 in questo periodo natalizio espone alcuni dei frutti delle sue ricerche. Sassi è un restauratore di libri e pergamene antiche. Nel 2011 ha individuato in un contratto del 1482 la firma autografa (l’unica al mondo) di Leonardo da Vinci. Ha studiato l’ossidazione prodotta da un corpo umano sul lenzuolo della Sindone. Attualmente si occupa del restauro dell’archivio degli Sforza ma non solo. "Ho iniziato a interessarmi, diciamo così, di ‘rifiuti’ per caso, una ventina di anni fa. I miei genitori sono andati in pensione e io da Milano mi sono trasferito qui, a Isola Dovarese. I miei giocattoli erano stati quelli di un bambino degli anni ‘50-‘60, piccoli, minimi. Quando sono cresciuto, la mia ha fatto come tante mamme: li ha buttati. Mi si è poi creato dentro una specie di vuoto. Prima di quelli trovati in discarica, avevo già fatto qualche interessante recupero di giocattoli, come quello del modellino a pedali degli anni ‘50 di una jeep americana. In discarica ho fatto una scoperta che mi ha quasi commosso. Erano anni che cercavo un fortino, ricordo che da bambino ci giocavo con un mio amico. L’avevo impresso in ogni particolare. L’ho visto sopra una grande catasta di legno. Mezzo distrutto ma non mancava niente. L’ho rimesso a nuovo. È il classico fortino, Fort Apache con dentro John Wayne".

Potevano mancare i soldatini, un classico? Assolutamente no. Ecco allora cowboy e indiani, finalmente in pace dopo essere stati costretti a coabitare in una scatola di scarpe. Per le bambine una piccola camera da letto della fine degli anni ‘50 del secolo scorso e una cucina a petrolio dalla metà degli anni ‘30, oggi impensabile perché troppo pericolosa. Così come sarebbe micidiale un cannoncino della guerra 1915-‘18 che spara proiettili di legno. Sempre alla Grande Guerra rimanda un aereo, il biplano a pedali che ha allietato le ore di svago di un bambino nato nel 1911. Un orsacchiotto a ruote che risale addirittura all’800. Un camion Fiat 8M in bakelite e legno. Un cavallo a dondolo rivestito da vera pelle a cui Sassi ha ricostruito la criniera usando autentico crine. Un cavallo da tiro con un grande carretto.

"Tutti giocattoli – dice Luciano Sassi - che non sarebbero più, per così dire ‘giocabili’, se posso usare un brutto termine, da parte dei bambini di oggi, che non hanno bisogno di molta fantasia perché tutto viene colmato dalle immagini. Noi, bambini di una volta, lavoravamo di fantasia, costruivamo delle storie sui nostri giocattoli. Io non sono un collezionista. Non ho le preoccupazioni, lo stress, la febbre del collezionista che vuole sapere l’anno di produzione e tutti gli altri particolari. Guardo il giocattolo che ho trovato e riparato e cerco di capire la sua vicenda. Immagino il bambino che lo aveva fra le mani, le storie e magari anche qualche sogno che ci costruiva sopra".