Reparto Covid in ospedale
Reparto Covid in ospedale

Milano, 18 novembre 2020 -  L’eparina sempre, in assenza di controindicazioni; gli antibiotici solo se si sospetta un’infezione batterica e mai come profilassi, i cortisonici solo se c’è anche l’ossigenoterapia, che scatta con saturazione sotto il 94% (sotto il 90% se il paziente ha anche la Bpco, broncopneumopatia cronica ostruttiva); l’idrossiclorochina no, dato che l’Aifa la sconsiglia sia come prevenzione sia come cura. Ecco la terapia con la quale i medici lombardi potranno curare la Covid fuori dagli ospedali: ieri il comitato tecnico-scientifico regionale ha approvato le nuove linee guida per la somministrazione delle terapie domiciliari, "a supporto del prezioso lavoro dei medici di base per i loro assistiti", ha sottolineato l’assessore al Welfare Giulio Gallera, annunciando che queste nuove indicazioni saranno recepite a giorni in una delibera per uniformare l’assistenza territoriale ai malati di nuova Sars.

Erano 147.522 , ieri, i lombardi in isolamento domiciliare, o comunque fuori dagli ospedali, per un coronavirus conclamato: in aumento di 3.939 da lunedì, di 133 in più rispetto ai guariti certificati da un tampone negativo, cresciuti di 3.803 in un giorno a 149.653 in tutta la pandemia. Nei 147mila 522 (appena 2.131 meno dei guariti conclamati in quasi nove mesi) non sono contati i 7.468 "clinicamente guariti" che hanno avuto sintomi e li hanno superati senza aver ancora negativizzato il virus (sono aumentati di 212 da lunedì); sono contati invece gli asintomatici (che sono ancora la grande maggioranza), e le persone che hanno sintomi che ancora non le hanno portate negli ospedali che ormai in Lombardia superano gli ottomila ricoverati per Covid nei reparti (8.151 ieri, 250 più del giorno prima), mentre le terapie intensive sfiorano i novecento (894, con un aumento di 39 da lunedì). Le vittime giornaliere ieri sono state più di duecento (202), come non succedeva dai primi di maggio.

Con un quadro del genere, e i pronto soccorso sotto l’urto del boom di contagi che inizia appena a rallentare la sua accelerazione, urge rafforzare le cure domiciliari. Le indicazioni operative per la terapia antiCovid a domicilio, ha spiegato l’assessore, "sono state elaborate dal gruppo tecnico di lavoro del Cts regionale, composto da immunologi, virologi e pneumologi, confrontate con il documento predisposto dagli Ordini dei medici della Lombardia e approvate in seduta plenaria" dal Comitato del quale, ricorda Gallera, fanno parte anche Guido Marinoni, presidente dell’Ordine di Bergamo, e Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine di Como e della Federazione degli Ordini dei medici lombardi, che aveva steso il suo vademecum insieme all’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano. Tra le indicazioni recepite nelle linee guida regionali c’è, ad esempio, quella di prescrivere una terapia antibiotica "solo in presenza di un ragionevole sospetto di infezione batterica" e "non in via profilattica"; in particolare l’impiego dell’azitromicina o levofolxacina "va limitato ai casi di possibili sovrapposizioni batteriche", "non avendo dimostrato alcuna azione sul processo infettivo da Sars CoV 2".

Gli esperti della Regione concordano coi rappresentanti dei medici anche nel ribadire che "secondo le indicazioni dell’Aifa l’utilizzo routinario di clorochina o idrossiclorochina", sponsorizzato da un agguerrito gruppo di medici di base in Italia e da alcuni politici, "non è raccomandato né allo scopo di prevenire né di curare l’infezione". Come profilassi le linee guida lombarde raccomandano l’enoxaparina (o in alternativa nandroparina o parnaparina), sempre a giudizio del medico curante che deve valutare il rischio tromboembolico del paziente, che questi non sia scoagulato, la sua età e le sue condizioni; come terapia gli antipiretici "secondo necessità" e in caso di desaturazione l’ossigeno - pur sottolineando come l’ossigenoterapia sia "più indicata in ambiente ospedaliero o in degenze di sorveglianza" - finalizzato a mantenere una saturazione sopra il 90% con flussi a bassa portata "fino a un massimo di 6 litri al minuto, poi è consigliata l’ospedalizzazione". I cortisonici, "da evitare nei diabetici", sono indicati solo in presenza di polmonite e associati all’ossigenoterapia, poiché "l’impiego in fase iniziale senza ipossia (carenza d’ossigeno nel sangue, ndr ) è pericoloso per la progressione della malattia". Le linee guida , sottolinea l’assessore Gallera, stabiliscono i criteri per la somministrazione di farmaci e ossigeno "evidenziandone i tempi ritenuti opportuni per le diverse fasi della malattia e le soglie di rischio che invece determinano l’opportunità del ricovero"; l’obiettivo è "rendere omogeneo il livello delle cure e dell’assistenza sul territorio". Per mandare in ospedale solo chi ne ha bisogno, quando ne ha bisogno.