Lucia Caspani, la regina dei fotoni: “Insubria ateneo di casa, qui la nuova frontiera della ricerca medica"

La professoressa torna a Como dopo 13 anni tra Canada e Scozia: "Uso la fisica quantistica per capire origine ed evoluzione delle malattie"

La professoressa Lucia Caspani, 42 anni

La professoressa Lucia Caspani, 42 anni

Como – Tornerà all’Insubria, l’università dov’è stata studentessa e dottore di ricerca, dopo 13 anni trascorsi all’estero – in Canada prima e a Edimburgo poi – con una “dote” di 2,5 milioni di euro che l’Unione Europea le ha riconosciuto per studiare gli accoppiamenti dei fotoni.

È una scelta fatta con il cuore quella della professoressa Lucia Caspani, 42 anni, che ha deciso di raggiungere il marito, anche lui professore associato di Fisica all’Insubria, rientrato in ateneo nei mesi scorsi. Una storia che la scienziata si è trovata a raccontare l’altra sera in tv, ospite di Fabio Fazio e Luciana Litizzetto a ‘Che tempo che fa’. L’attrice, dandole il benvenuto, non ha risparmiata una delle sue sagaci battute: "Vorremmo che certi cervelli che ci sono qua in Italia andassero pure e quelli che valgono la pena rientrassero. Lei è una di questi, un boomerang di neuroni".

È diventata anche una star della tv: come si è trovata di fronte alle telecamere in una veste così inedita?

"È stato divertente, un modo per raggiungere il grande pubblico. Anche se di solito noi fisici ci accontentiamo di platee molto più ristrette".

Cosa l’ha spinta a tornare in Italia e soprattutto a scegliere l’Insubria?

"È una realtà che conosco bene, mi sono formata lì proprio come mio marito (Matteo Clerici, rientrato nei mesi scorsi, dopo essere stato professore ordinario a Glasgow, ndr). Insieme siamo stati prima in Canada e poi in Scozia, abbiamo anche la cittadinanza britannica ma abbiamo pensato che fosse il momento giusto per tornare, anche per far studiare qui i nostri due figli".

Lei torna con una “dote” di 2,5 milioni come vincitrice del bando Fis 2021 ed è ora risultata vincitrice anche di un bando del Consiglio di ricerca europeo che prevede un finanziamento Erc di quasi due milioni di euro e una durata di 5 anni. Sarebbe potuta andare ovunque in Italia...

"Qui ci sentiamo a casa e poi l’Insubria ha le competenze e soprattutto le dimensioni giuste per sviluppare la mia ricerca, proprio perché non è troppo affollata".

La sua ricerca si chiama ‘Quantum-enhanced nonlinear imaging (QuMIm)’ in cosa consiste?

"La microscopia è uno strumento fondamentale in medicina e biologia. Una tecnica in particolare permette di “fotografare” i tessuti in profondità sfruttando la combinazione di due fotoni, le particelle elementari della luce. Questa tecnica, la microscopia nonlineare, è importantissima, una delle più utilizzate per capire origine ed evoluzione di diverse patologie. Più in profondità dentro agli organi riusciamo a spingerci, più ne capiamo funzionamento e problemi. Il limite attuale? Circa un millimetro".

Una ricerca con molti risvolti pratici dunque?

"Con questo progetto ci proponiamo di stabilire se la fisica quantistica possa aiutarci a sorpassare questo limite. Con il mio team, ci dedicheremo allo sviluppo di sorgenti di luce con proprietà quantistiche quali l’entanglement, e ad utilizzarle per ottenere immagini più in profondità. L’entanglement è una proprietà un po’ esotica della fisica quantistica grazie alla quale due fotoni sono connessi e correlati in modo tale da comportarsi come un’unica entità. Grazie a questa caratteristica che non ha eguali nel mondo classico, si potrebbero ottenere immagini tridimensionali all’interno dei tessuti, utilizzando un’illuminazione meno intensa che non li danneggi".