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3 giu 2022

Como, spiagge sicure: "Un bagnino per il lago"

La proposta della Federazione italiana nuoto a poche ore dalla morte di un 17enne di Sedriano: pronti a collaborare con le istituzioni

3 giu 2022
02-06-2022 COMO MANOVRE DI RIANIMAZIONE AD UN UOMO ANNEGATO NEL LAGO DI COMO DAVANTI AL TEMPIO VOLTIANO
ANSA/FABRIZIO CUSA
Un intervento di salvataggio
02-06-2022 COMO MANOVRE DI RIANIMAZIONE AD UN UOMO ANNEGATO NEL LAGO DI COMO DAVANTI AL TEMPIO VOLTIANO
ANSA/FABRIZIO CUSA
Un intervento di salvataggio

Como, 4 giugno 2022 - ​ Bello e pericoloso il lago di Como, specie per chi non sa nuotare bene come i due ragazzi annegati nell’arco di pochi giorni che hanno rilanciato, in modo drammatico, il tema della sicurezza per i bagnanti sul lago. "Mari, laghi e fiumi non sono luoghi pericolosi di per sé, ma di sicuro nuotare in acque aperte è più rischioso rispetto al chiuso di una piscina dove a vegliare sulla sicurezza c’è un assistente – spiega Barbara Romagnolo delegata per la Federazione Italiana Nuoto per la zona di Como – Sarebbe bello oltre che molto utile introdurre la figura del bagnino anche sul lago di Como, almeno per le spiagge principali". Agli ultimi corsi organizzati in provincia si sono iscritti tanti ragazzi, molti di loro sono studenti e potrebbero dare una mano per rendere più sicure le spiagge del Lario già dalle prossime settimane.

"Siamo pronti a collaborare con l’Autorità di bacino e i Comuni, tra l’altro un’iniziativa del genere è già stata fatta sul lago di Garda non solo per i lidi, dove l’assistenza è prevista per legge, ma anche sulle spiagge pubbliche". E nuotare nel lago di Garda dove l’acqua è molto più calda e la costa digrada in maniera dolce è molto più semplice rispetto al Lario dove in agguato ci sono le correnti e soprattutto la temperatura dell’acqua, spesso molto fredda anche a luglio o in agosto. In passato molti turisti, anche discreti o addirittura provetti nuotatori, sono annegati per colpa del cosiddetto "shock termico", ovvero per essersi tuffati dai moli o dalle barche senza considerare che già a un paio di metri sotto il pelo dell’acqua la temperatura può scendere anche di sotto dei 10 gradi. "La temperatura dell’acqua in natura è più bassa rispetto a quella dell’ambiente artificiale della piscina e questo comporta, tra le altre cose, un maggior dispendio di energie per il corpo. Il rischio di sopravvalutare le proprie capacità è molto più alto di quanto si pensi. Per evitare la maggior parte degli incidente basterebbe seguire delle semplici indicazioni di buon senso, ad esempio se non si sa nuotare rimanere dove l’acqua è bassa o evitare di fare il bagno senza essere in perfette condizioni psicofisiche. Non sottoporsi a sforzi eccessivi, dopo essere stati a lungo sotto il sole entrare in acqua gradualmente, prima di fare il bagno aspettare 3 ore dopo l’ultimo pasto. Non allontanarsi dalle boe che delimitano la zona di sicurezza per la balneazione, evitare di tuffarsi se non si è un tuffatore provetto e per chi usa materassini, salvagenti e canotti non allontanarsi mai troppo dalla costa".

Regole di buon senso che un tempo le mamme italiane inculcavano sulle spiagge dei lidi, ma che nessuno insegna ai ragazzi spesso stranieri che si tuffano nel lago senza conoscere le sue insidie. "La FIN è sempre pronta a collaborare con le scuole per trasmettere la cultura del nuoto, ma dobbiamo considerare che a differenza dei bambini italiani che vengono iscritti ai corsi in piscina fin dalla tenera età i loro compagni di classe che appartengono a culture diverse hanno meno confidenza con questo sport". Non è un caso che negli ultimi tre anni la maggior parte dei ragazzi che è annegato sul Lario era di origini straniere.

 

 

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