EMILIO
Cronaca

Gli occhiali “l’impennada” di un tempo

Nel "canton di ball", Massimiliano mostra con orgoglio occhiali eleganti, suscitando commenti ironici sul significato dialettale di "impennada" come occhiale. Cherubini spiega l'origine del termine nel dialetto milanese.

Nel "canton di ball", Massimiliano mostra con orgoglio occhiali eleganti, suscitando commenti ironici sul significato dialettale di "impennada" come occhiale. Cherubini spiega l'origine del termine nel dialetto milanese.

Nel "canton di ball", Massimiliano mostra con orgoglio occhiali eleganti, suscitando commenti ironici sul significato dialettale di "impennada" come occhiale. Cherubini spiega l'origine del termine nel dialetto milanese.

Magni

altra mattina al "canton di ball" dove amano radunarsi gli anziani per tirare mezzogiorno in straripanti chiacchierate, el "sciur" Massimiliano per gli amici più intimi "el Massimin" si è presentato esibendo un paio di occhiali assai eleganti, di foggia moderna, certamente roba di alto costo. Dava l’impressione di essere orgoglioso di quelle sue lenti avvolte da una preziosa montatura. Si è accorto di questa sua pur lieve, appena accennata, vanità il Carletto che ha subito tirato fuori un suo commento, dal sottile accento sarcastico: "Ue, Massimin ma che bela impennada che te port". Tutto il resto della piccola compagnia radunata è rimasto senza parole, stupito, sbigottito. A togliere tutti dall’imbarazzo ha provveduto proprio il Carletto, il quale essendo un cultore appassionato del dialetto milanese, in particolare quello antico, ha spiegato che un tempo l’impennada significava gli occhiali. Certamente Carletto aveva letto il "Cherubini" dizionario del dialetto milanese-italiano. Cosa dice Francesco Cherubini nel suo dizionario pubblicato nel 1812? Spiega anche dove e perché certi vocaboli erano protagonisti, l’impennada, appunto: "Dicesi scherzosamente di chi porta sempre occhiali fermi sulla tempia". Quindi impennada è l’occhiale. Un tempo si diceva: "Metti su l’impennada, per pudè lecc". L’amico Luigi Manzoni di Melzo "el Luis de Melz" ha trovato nel suo peregrinare neil’antico dialetto ha scoperto che con impennada era chiamata quella carta oleata trasparente o la tela di stamegna (tessuto sottile di lana, assai resistente), trattata allo stesso modo della carta per essere posta sulle intelaiature delle finestre per proteggersi dal freddo. Solo nel 1766 a Milano fu consentito ai ceti medi e ricchi di sostituire la impnnata (o stamegna che fosse) sulle finestre e sui finestroni con riquadri di vetro piombato. Ancora "el Luis" ha trovato che il termine è usato in un sonetto del Picozzi: "L’è on guzz de gamber come on stecch / quand l’è senza senza l’impennada el varda el fosch…."

mail: emiliomagni@yahoo.it