Centro diagnostico italiano
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Como, 15 maggio 2017 - Mentre in Italia fa discutere la proposta di legalizzare l’uso della cannabis, presentata da 218 deputati di Pd, M5s, Sel, Gruppo Misto, Fi e Scelta Civica, in Svizzera sono pronti a depenalizzare l’uso delle droghe. Ne è convinta l’ex-consigliera federale Ruth Dreifuss che venticinque anni fa fu una delle paladine della scelta di sperimentare la distribuzione controllata di eroina ai tossicodipendenti gravi. Era il 13 maggio del 1992 e il Paese era diviso, la droga rappresentava una piaga in espansione e a preoccupare non era solo la diffusione della criminalità legata allo spaccio, ma anche lo spettro dell’Aids.Tra mille dubbi il Consiglio federale annunciò la decisione di autorizzare i medici specialisti alla distribuzione di eroina a duecentocinquanta tossicodipendenti, nella maggior parte dei casi indigenti e prostitute. Secondo partiti come l’Udc in Svizzera sarebbero diventate quotidianità le scene di «Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino» di Christiane F., invece venticinque anni dopo l’Ufficio federale della sanità pubblica ha certificato che i proibizionisti si erano sbagliati.

Oggi questo tipo di terapia viene somministrato a 1.381 persone in 21 centri distribuiti in tutto il territorio elvetico. Ogni anno i laboratori della DiaMo Narcotis di Thun, nel Canton Berna, producono dai 200 ai 300 chili di diamorfina, la formula farmaceutica dell’eroina. C’è di più, i tossicodipendenti non sono più costretti a delinquere per procurarsi le dosi, ognuno di loro è considerato un paziente e coperto dalla cassa malattia, sottoposto a cure mediche e assistenza psicologica. Tutto al costo per lo Stato di 45 franchi al giorno, poco più di 41 euro. «Una parte importante del successo della politica antidroga della Svizzera è legata a questa terapia – afferma nella sua relazione l’Ufficio federale della sanità pubblica –. Ne sono la dimostrazione la diminuzione dei decessi legati alla droga o all’Aids e l’aumento della speranza di vita e della salute delle persone dipendenti dagli oppiacei». La criminalità legata allo spaccio si è ridotta e la scelta di trattare la dipendenza da droga come una malattia, insieme a campagne d’informazione mirata, hanno contributo a rendere impopolare tra i ragazzi il consumo di sostanze stupefacenti.

«Molti pazienti non sarebbero più in vita senza cura – sottolinea Ruth Dreifuss che ora è presidente della Commissione mondiale sulla politica contro la droga – Grazie all’esempio della Svizzera altri Paesi hanno introdotto la terapia con prescrizione nell’offerta di cure contro i tossicodipendenti. Adesso si tratta di fare un passo in più e depenalizzare il consumo di droghe, regolando il mercato attraverso lo Stato, come avviene già per altre sostanze pericolose come alcool e tabacco».