Roberto Salmoiraghi
Roberto Salmoiraghi

Campione d'Italia (Como), 25 luglio 2018 - Ennesimo colpo di scena a Campione d’Italia. Questa mattina al Palazzo di Giustizia di Como l’amministratore unico, Marco Ambrosini e probabilmente il sindaco, Roberto Salmoiraghi, che è anche socio unico del casinò, saranno costretti a presentarsi a mani vuote di fronte ai giudici della sezione fallimentare chiamati a decidere sull’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Lo scorso 28 maggio il Tribunale di Como aveva concesso una proroga che scade proprio oggi: o il casinò si presenta con un piano di ristrutturazione del proprio debito, oppure verrà dichiarato fallito, come prevede la legge fallimentare che non ammette possibilità di ulteriori proroghe. La situazione è precipitata nelle ultime ore dopo che nei giorni scorsi il Comune aveva approvato il piano del casinò, impegnandosi a rinunciare agli emolumenti garantiti da roulette e slot machines pur di consentire al casinò di rientrare, nell’arco di cinque anni, da un debito di 130 milioni di euro.

Una decisione  che aveva spaccato in due la maggioranza, spingendo una parte dei consiglieri ad astenersi pur di non avvallare un documento che condannava il Comune all’impossibilità di provvedere ai servizi primari come il pagamento degli stipendi dei dipendenti e la raccolta dei rifiuti. «Un piano lacrime e sangue», lo aveva definito lo stesso Samoiraghi, sostenendo però che era «indispensabile per salvare l’unica azienda del paese», il casinò appunto il cui Cda sabato mattina si era riunito per ratificare il nuovo regolamento, sottoscritto ieri di fronte a un notaio. Questa mattina il documento, completo dell’accordo per la riduzione degli stipendi sottoscritto con i dipendenti nelle scorse settimane, doveva essere presentato in Tribunale, ma il commissario straordinario di liquidazione Angela Pagano ha deciso di bocciarlo.

Una decisione maturata alla luce della relazione tecnica della consulente Carla Bottini che in particolare evidenzia come il debito complessivo della società è pari, al 30 aprile 2018, a 132.391.158 euro (44,2 milioni nei confronti del Comune) e che la società ha previsto di richiedere ai creditori la sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione del debito. Quanto al Comune, la relazione evidenzia che «il rimborso del debito non fa affidamento sulla liquidazione degli assets aziendali, ma esclusivamente sulla generazione di liquidità derivante dalla redditività futura prevista oltre il medio termine. Nessuna garanzia di natura patrimoniale o personale è fornita in riferimento all’adempimento delle obbligazioni di pagamento dei debiti consolidati». Inoltre il rientro del debito è di durata decennale, in particolare l’80 percento sarà rimborsabile dal 2023 in poi, e «pertanto potrebbe essere soggetto a imprevisti non determinabili, i canoni previsti nel piano nel primo triennio, a detta del segretario generale del Comune e del responsabile finanziario del Comune, non consentono una ipotesi di bilancio stabilmente equilibrato». Insomma per il Comune non ci sono i presupposti per andare avanti.