PAOLA PIOPPI
Cronaca

Antonio Milia, il brigadiere killer va a processo: riconosciuta la “pericolosità sociale”

Il tribunale militare lo ha rinviato a giudizio per l’omicidio del superiore Doriano Furceri, ucciso a colpi di pistola nella caserma di Asso

Il brigadiere Antonio Milia

Il brigadiere Antonio Milia

Asso (Como) – Processo a gennaio per il brigadiere Antonio Milia, per il quale ieri il gup del Tribunale militare di Verona ha disposto il rinvio a giudizio che, diversamente da quanto avviene nei Tribunali ordinari, si svolgerà davanti a un Collegio e non a una Corte d’Assise.  Contestualmente ieri è stata ribadita la pericolosità sociale medio-alta dell’imputato, la cui detenzione in carcere era già stata sostituita dal ricovero in una Rems – Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza – come disposto dallo stesso giudice.

Milia, 58 anni, è detenuto per l’omicidio del suo superiore, il comandante della Stazione di Asso, luogotenente Doriano Furceri, ucciso a 58 anni da tre colpi di pistola la sera del 27 ottobre dello scorso anno, all’interno della caserma. La decisione del rinvio a giudizio da parte del gup è giunta nonostante l’esito di una perizia, svolta dallo psichiatra bolognese Giancarlo Boncompagni, che ha dichiarato l’imputato totalmente incapace di intendere al momento dei fatti, e quindi potenzialmente non imputabile. La stessa conclusione cui era giunto il consulente della difesa, Pietro Pietrini, psichiatra forense di Viareggio, nominato dall’avvocato Roberto Melchiorre. Secondo tali esiti, Milia sarebbe affetto da un disturbo psicotico con manie di persecuzione fortemente condizionanti. Tuttavia il gup ha dovuto applicare quanto previsto dal Codice di procedura penale, secondo cui "il giudice non può pronunciare sentenza di non luogo a procedere se ritiene che dal proscioglimento dovrebbe conseguire l’applicazione di una misura di sicurezza", come è appunto questo caso, in considerazione della pericolosità sociale.

A conclusioni diametralmente opposte era invece giunto il consulente della parte civile, Giovanni Perini di Verona, nominato dall’avvocato Paolo Camporini che rappresenta i familiari della vittima. La presenza di un vizio di mente era stata discussa in un incidente probatorio che aveva il compito di stabilire la capacità di Milia di stare in un processo, che ora entrerà nel fascicolo su cui si esprimerà il Collegio del Tribunale Militare che darà avvio al processo a gennaio.