Il magistrato Massimo Astori che rappresenta l’accusa
Il magistrato Massimo Astori che rappresenta l’accusa
Un legame inossidabile ed esibito con Lele Mora, al punto da far spuntare il suo nome nella vicenda giudiziaria dell’ex impresario artistico. La frequentazione assidua delle feste milanesi e dei locali più in voga, abiti e accessori firmati esibiti in ogni foto postata sui social. Autoscatti al mare, all’aperitivo, sulla neve e in riva al lago, narrazioni di una vita che si lega...

Un legame inossidabile ed esibito con Lele Mora, al punto da far spuntare il suo nome nella vicenda giudiziaria dell’ex impresario artistico. La frequentazione assidua delle feste milanesi e dei locali più in voga, abiti e accessori firmati esibiti in ogni foto postata sui social. Autoscatti al mare, all’aperitivo, sulla neve e in riva al lago, narrazioni di una vita che si lega a fatica con l’immagine di un militare della Guardia di finanza di 37 anni, addetto alle ordinarie amministrazioni. Finito ora a processo con l’accusa di maltrattamenti e minacce alla moglie. Il dibattimento si avvia alla conclusione, e nel frattempo sono state sentite le testimonianze di entrambi. Lei ha raccontato tutti gli episodi finiti nella denuncia, che sarebbero avvenuti tra 2014 e 2017, quando i rapporti tra marito e moglie avevano iniziato a essere difficili. Comprese le frequentazioni con Lelle Mora e i giri di amicizie milanesi, dal tenore di vita tutt’altro che modesto. Fino alla sera del 25 ottobre 2017 quando l’uomo aveva impugnato in casa la sua pistola d’ordinanza durante un violento litigio, e minacciato di morte la moglie.

Era intervenuta una pattuglia dei carabinieri del Radiomobile di Como, che aveva sequestrato l’arma, una Beretta, e 13 proiettili: così alle imputazioni per maltrattamenti, il pm Massimo Astori aveva aggiunto quella di minacce aggravate. L’imputato nega quei comportamenti estremi e violenti portati davanti ai giudici dalla moglie, sostenendo di aver avuto solo qualche reazione di esasperazione causata dalle condotte della donna. Nel procedimento, oltre alle testimonianze di una serie di persone, sono finite le acquisizioni di registrazioni telefoniche, a sostegno delle accuse: insulti pesanti, denigrazioni, pugni e calci, sberle, capelli strappati, minacce anche con l’uso di coltelli e una ustione provocata appoggiando il ferro da stiro rovente sul braccio della donna.

Paola Pioppi