REDAZIONE BRESCIA

Tredici vittime in un anno: la piaga dei femminicidi è solo la punta dell’iceberg

Nei centri antiviolenza lombardi accolte 6mila richiedenti .

Uccise perché donne. Nel 2024, in Lombardia sono state 13 le vittime di femminicidio, come riportato nel database di femminicidioitalia.info, che aggiorna il bollettino segnalando il nome della vittima, per ricordare che dietro i numeri ci sono sempre delle persone con un’identità per precisa. Anche nel 2024 l’anno si era aperto con la morte di una donna, Teresa Sartori di Saronno, uccisa l’8 gennaio nel Varesotto, dal figlio. Meno di un mese dopo era toccato a Santina Delai, a Puegnago sul Garda. Risalendo la linea del tempo, l’elenco riporta al 1989, in particolare al 16 dicembre, quando, a Manerbio, veniva uccisa Monia Del Pero, strangolata dall’ex compagno. Da quella data al 2024, l’elenco conta ben 145 donne uccise in Lombardia, nella maggior parte dei casi da partner o ex. È stato il caso, ad esempio, di Shuai Li, trovata morta a Lonato del Garda, uccisa dal compagno che poi si è tolto la vita a sua volta. Ulteriori vittime dei femminicidi sono i figli minori, che si trovano a dover patire la sofferenza di aver perso la madre e, in buona parte dei casi, di restare senza padre che deve scontare la pena in prigione. Per loro, dal 2019 esistono dei progetti ad hoc attraverso il fondo dedicato al contrasto alla povertà educativa minorile che, tuttavia, non è stato rifinanziato con la legge di bilancio attuale, tanto che cooperative e associazioni si stanno mobilitando per chiedere il ripristino.

Il femminicidio è, però, la punta dell’iceberg di violenze che riguardano una fascia di popolazione molto più ampia. In un anno, i centri antiviolenza lombardi accolgono quasi 6mila donne, molte delle quali con minori. Le violenze hanno diversi volti: c’è quella psicologica, la violenza fisica, le minacce, la violenza economica e lo stalking, spesso in contesti familiari, con il marito che risulta autore della violenza in un terzo dei casi.

Federica Pacella