Procreazione assistita, dopo il Covid in Lombardia è record di coppie aiutate e di nascite

In regione sono 55 le strutture abilitate, il 16,2% del totale nazionale. Oltre 19mila futuri genitori assistiti, il numero più alto dal 2015

Crioconservazione di ovociti ed embrioni
Crioconservazione di ovociti ed embrioni

Milano – Dopo l’emergenza Covid, tornano a crescere le attività dei centri di procreazione medicalmente assistita e, di conseguenza, i bimbi nati vivi a seguito dei trattamenti, ma sono in leggero calo i centri. È quanto emerge dalla relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita. Il report entra nel dettaglio dei dati sia per le le tecniche Pma di primo livello (inseminazione semplice) sia di secondo e terzo livello (fecondazione extracorporea, cioè formazione di embrioni in vitro), sia con gameti della coppia sia con gameti donati (cioè con uno o entrambi i gameti provenienti da un donatore esterno alla coppia).

I centri di primo livello sono quelli in cui si applicano solamente tecniche di primo livello. Nei centri di secondo e terzo livello si effettuano tecniche di primo, secondo e terzo livello. Qual è la situazione in Lombardia? Anche per il 2021, la regione si conferma al primo posto per numero di centri attivi, 55 (il 16,2% del totale e per lo più pubblici). Tuttavia, guardando la serie storica dal 2015 al 2021, si vede un calo costante: erano 64 nel 2015, il numero più alto negli ultimi 6 anni. Il numero di centri è comunque sufficientemente alto da giustificare una forte mobilità di coppie da altre regioni verso la Lombardia. In aumento il numero di coppie trattate: considerando tutte le tecniche, dallo scongelamento di embrioni e ovociti alla donazioni con gameti maschi e femminili, si parla di 19.438 coppie, il numero più elevato dal 2015, ed un balzo importante rispetto alle 13.908 del 2020, anno di Covid; in linea con gli anni passati il numero dei cicli iniziati (25.769), mentre cresce il dato dei bimbi nati vivi, 4.343, su 16.625 in tutta Italia, anche questo il dato più alto dal 2015.

Resta il nodo dell’eterologa. Nell’aprile 2014 è caduto in Italia il divieto alla fecondazione eterologa, ma come ricorda la relazione ministeriale, "la caduta del divieto tuttavia si è comunque innestata in un quadro normativo di riferimento pensato per trattamenti di Pma omologa, che ha richiesto integrazioni e adattamenti, in particolare per ciò che riguarda le modalità organizzative nonché quelle per la selezione dei donatori e i criteri per la donazione, per i quali sono state date indicazioni definitive solo con il DPR 131/2019. I Centri, soprattutto privati, che hanno voluto iniziare a offrire trattamenti di Pma eterologa, hanno fatto ricorso ad importazioni dall’estero".

I donatori sono, infatti, pochissimi: 313 in tutta Italia, solo 3 in Lombardia (2 maschi, 1 femmina). Si capisce, quindi, perché il 48% delle esportazioni di liquido seminale e il 48% delle importazioni di embrioni si concentrino in un numero limitato di Centri situati in Lombardia, Lazio e Toscana per l’export di seme e in Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna per l’importazione di embrioni.