Agguato incendiario
Agguato incendiario

Brescia, 23 luglio 2017 -  La sua unica colpa sarebbe stata quella di avere lasciato l’azienda per cui lavorava e di avere accettato l’offerta di una ditta concorrente portando con sé un importante portafoglio clienti. Per questo un rappresentante di una ditta specializzata, tra le altre cose, nell’installazione di canne fumarie, intorno alle 15 del 13 luglio del 2012 sarebbe stato aggredito nel parcheggio di un albergo di viale Bornata, nella periferia orientale di Brescia. L’uomo, un 34enne residente in Franciacorta, aveva raccontato agli uomini della Mobile di essere stato contattato da un possibile cliente che gli aveva dato appuntamento nei pressi dell’hotel. Lì erano spuntate altre due persone che armate di manganello lo avevano colpito più volte provocandogli un importante trauma cranico. L'aggressione era solo la prima delle intimidazioni che il 34enne aveva sempre ricollegato al suo ex datore di lavoro furioso per avere perso decine di clienti.

Pochi mesi dopo, alle tre del mattino del 9 ottobre, due mezzi dell’azienda per cui il 34enne aveva iniziato a lavorare da qualche tempo erano andati a fuoco. Un incendio doloso come era stato accertato dai carabinieri che avevano recuperato nel parcheggio dell’azienda una tanica con residui di combustibile e un manico di scopa con applicato uno straccio utilizzato per appiccare le fiamme. Anche in quel caso il 34enne aveva fatto il nome del suo vecchio titolare, un 44enne del Sebino. A partire da lui gli inquirenti sono poi risaliti a chi lo avrebbe aiutato nell’intimidire, anche in diverse altre occasioni, l’ex dipendente che spaventato da quanto stava accadendo ha dovuto lasciare il nuovo posto di lavoro. Insieme all’imprenditore è finito nei guai un 42enne residente sul lago d’Iseo buttafuori e con alcuni precedenti alle spalle. Secondo gli inquirenti sarebbe stato lui il finto cliente che aveva attirato il 34enne all’appuntamento culminato nell’aggressione. A incastrarlo le celle telefoniche che avrebbero individuato in zona un numero di telefono attivato solo per l’aggressione e poi rimasto muto per diverso tempo prima che venisse riattivato dalla compagna del buttafuori. L’uomo sarebbe poi stato riconosciuto da chi aveva assistito all’aggressione. Lesioni personali, incendio e tentata estorsione in concorso i reati contestati ai due bresciani che nei giorni scorsi, al termine dell’udienza preliminare, sono stati rinviati a giudizio. Il processo inizierà il prossimo 7 dicembre.