Le indagini dei militari dell’Arma sono state coordinate dal sostituto procuratore Tenaglia
Le indagini dei militari dell’Arma sono state coordinate dal sostituto procuratore Tenaglia
di Milla Prandelli Per un anno e mezzo hanno cosparso di fanghi contaminati fatti passare per concime diversi campi nelle province di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza. A finire nei guai, grazie alle indagini dei carabinieri forestali di Brescia coordinati dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia, sono 15 persone, indagate a vario titolo. Il bilancio dell’operazione consiste in 12 milioni di euro di...

di Milla Prandelli

Per un anno e mezzo hanno cosparso di fanghi contaminati fatti passare per concime diversi campi nelle province di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza. A finire nei guai, grazie alle indagini dei carabinieri forestali di Brescia coordinati dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia, sono 15 persone, indagate a vario titolo. Il bilancio dell’operazione consiste in 12 milioni di euro di profitti illeciti, 150mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti trasportate con circa 5mila mezzi pesanti, spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3mila ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. L’imponente traffico illecito di rifiuti risale al periodo compreso tra gennaio 2018 e l’agosto del 2019.

In tutto sono coinvolte sette società e tra gli indagati appare anche un dirigente pubblico, colpevole di favorire il traffico illecito in cambio di regalie, consulenze extralavorative ben pagate ed altre facilitazioni. Il fulcro delle attività illegali è la Wte Srl di Calcinato una società bresciana che opera nel settore del recupero rifiuti con tre stabilimenti a Calcinato, Calvisano e Quinzano d’Oglio oltre a una proprietà a Lonato del Garda trasformata in una vera e propria discarica abusiva di rifiuti pericolosi. Ieri i capannoni sono stati posti sotto sequestro anche ai fini della successiva confisca. In pratica l’azienda ritirava fanghi da diversi impianti. Anziché depurarli vi aggiungeva altri inquinanti, come l’acido solforico proveniente dalle batterie esauste. Poi, con l’aiuto di sei aziende di lavorazioni rurali conto terzi di cui cinque bresciane e una cremonese, li distribuiva in diversi campi senza fare pagare nulla ai proprietari e anzi arando per loro i terreni gratuitamente. I militari hanno sequestrato decine fra conti correnti e altri rapporti bancari riferiti alle 15 persone indagate. Sono sotto sequestro anche fabbricati, terreni, autovetture e mezzi agricoli.

Il traffico di rifiuti non è però l’unico illecito emerso dalle indagini: vi sono anche il reato di molestie olfattive, dato che i capannoni situati in bassa bresciana emanavano odori molesti più volte segnalati, quello di discarica abusiva e quello traffico di influenze illecite contestato al dirigente pubblico.