La consegna dei permessi di soggiorno in Questura
La consegna dei permessi di soggiorno in Questura

Brescia, 10 febbraio 2019 - Nel 2014 aveva chiesto di regolarizzare la sua posizione ed era riuscito a ottenere grazie a un connazionale un contratto di lavoro come collaboratore domestico e quindi un permesso di soggiorno. Per un cittadino indiano sembrava fatta, ma gli accertamenti eseguiti nei mesi successivi dai carabinieri di Pralboino hanno fatto scemare in fretta la sua felicità. E sono iniziati i problemi.

I militari, anche grazie alla collaborazione di un vicino di casa italiano del datore di lavoro, hanno infatti scoperto che l’indiano in quella abitazione non solo non lavorava come collaboratore familiare, ma nemmeno ci era mai andato. Dalla relazione è infatti emerso che a svolgere i lavori domestici era la moglie del connazionale che si era prestato a fargli avere il permesso. Così il 18 aprile del 2016 lo Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura di Brescia ha preso il contratto di soggiorno firmato nel giugno di due anni prima e lo ha annullato. L’indiano ha subito fatto ricorso al Tar contro il provvedimento.I giudici amministrativi poche settimane dopo hanno disposto nuovi accertamenti. Inutile il tentativo del datore di lavoro di «salvare» il connazionale producendo alcune dichiarazioni sostitutive di certificazione unica relative al 2014 e al 2015. Per il Tar si trattava di documenti che non assumevano rilievo e ha rigettato quindi il ricorso.

Le nuove indagini avevano infatti confermato quanto emerso in passato "Nessuna altra persona ha svolto le attività domestiche in luogo o in aiuto della moglie del proprietario di casa – scrivono i giudici nella sentenza depositata nei giorni scorsi –. Nessuna altra persona, estranea al suddetto nucleo familiare, è mai stata vista alloggiare anche per brevi periodi all’interno dell’abitazione".