Caffaro Brescia
Caffaro Brescia

Brescia, 15 ottobre 2019 - Attività bloccata per la Caffaro Brescia srl. La Provincia ha sospeso l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’azienda, che fa parte del gruppo Todisco e che, dal 2011, lavora in una porzione del sito industriale di via Milano, provvedendo al mantenimento della barriera idraulica che consente di tenere la falda lontano dal suolo impregnato di Pcb, metalli, cromo e solventi clorurati.

L’azienda avrebbe dovuto sostituire quattro cisterne contenenti cromo esavalente, secondo Arpa e secondo la Provincia che l’aveva diffidata a farlo. Per l’azienda, si tratterebbe invece di un atto di competenza della precedente società, la Caffaro Chimica del Gruppo Snia, in amministrazione straordinaria, tanto da aver presentato ricorso al Tar. L’accertamento da parte di Arpa di esuberi per il cromo VI, ha portato ora la Provincia a diffidare l’azienda, che entro 7 giorni deve presentare il piano di messa in sicurezza o bonifica, ed entro 30 il piano di caratterizzazioni. Nel frattempo, è stata sospesa l’Aia, e, di conseguenza, la possibilità di operare. L’azienda dovrà comunque continuare a garantire le operazioni di emungimento. La vicenda si intreccia con altri due filoni che hanno riacceso i riflettori sul caso Caffaro. Uno riguarda il sequestro da parte della Procura del capannone 24, quello del cloro-soda, dove la relazione di Arpa già del 19 agosto aveva evidenziato la fuoriuscita di mercurio da tubi e impianti.

Un nuovo sopralluogo, fatto a settembre sempre da Arpa, ha fatto rilevare la presenza di una colonia di gatti morti, e ha fatto scattare i sigilli. Né Comune, né Ats Brescia dicono di essere stati informati da Arpa sul sopralluogo di settembre. Visto il segreto istruttorio a cui è tenuta alla luce dell’indagine, l’Agenzia regionale ha preferito non presenziare ieri alla conferenza stampa tenuta invece dall’assessore Miriam Cominelli ed al direttore generale di Ats Brescia Claudio Sileo, accompagnati dai rispettivi tecnici, per assicurare che non ci sono pericoli per lavoratori e residenti provocati dall’emissione di soil-gas nel sito di via Milano. Un campione di gennaio, in cui si era evidenza la presenza di gas dal sottosuolo, aveva portato Aecom a scrivere, nell’analisi di rischio datata 23 maggio, che c’erano possibilite cricitità «per quanto riguarda l’esposizione dei lavoratori e dei residenti posti entro un raggio di 30 metri dallo stabilimento agli inquinanti mercurio e triclorometano presenti nel sottosuolo del complesso industriale Caffaro: risulta urgente da parte delle competenti autorità sanitarie una valutazione delle misure da adottare per la tutela e la salvaguardia della salute dei lavoratori stessi».

I tempi, però, non sembrano essere stati quelli dell’urgenza: il documento è stato analizzato nella conferenza dei servizi del 17 luglio, mentre i primi risultati delle analisi affidate come da normativa alle due aziende interessate (Caffaro Brescia e Csa di Rovigo), stanno arrivando in questi giorni. In particolare, alla Caffaro Brescia sono state chieste analisi in 22 punti dello stabilimento: la prima tranche ha riguardato i solventi, la seconda anche il mercurio. «I primi risultati ci tranquillizzano – ha sottolineato Sileo – ma non ci fermano». Non si è invece ritenuto di fare un’ordinanza sanitaria cautelativa, «su basi concrete, non per sottovalutazione o perché ci si è voluti nascondere dietro paraventi burocratici». Certo è che il primo approccio alla bonifica ha già scoperchiato una serie di criticità ed è intuibile che si sia solo all’inizio. Tuttavia, neanche questo è ancora bastato a sbloccare l’iter del Piano operativo di bonifica, visto che si è ancora in attesa della convocazione della conferenza dei servizi dal Ministero.