L’inaugurazione della nuova Blud nel reparto di Terapia intensiva neonatale
L’inaugurazione della nuova Blud nel reparto di Terapia intensiva neonatale

Brescia, 31 agosto 2017 - Si chiama Blud, ovvero Banca del latte umano donato. E a donare sono mamme che allattano, hanno una produzione lattea eccedente e decidono di regalare il loro “oro biologico”. Non solo un alimento ma una vera terapia per i bimbi nati pretermine o che soffrono di patologie. Adesso anche Brescia disporrà di una Blud. In Italia sono 32, in Lombardia tre, di cui due a Milano e una, fresca di inaugurazione, nel reparto di Terapia intensiva neonatale del Civile in città.

"E' un evento che attendevamo da tempo – ha spiegato ieri al taglio del nastro il direttore del reparto Gaetano Chirico –. Non tutti i bambini hanno la possibilità di essere allattati, per malattie materne o perché nascono pretermine e le mamme non riescono a fornire loro una quantità di latte adeguata, oppure perché non possono alimentarsi al seno. Eppure il latte umano è terapeutico. Protegge da infezioni, allergie e gravi complicanze che possono insorgere nei prematuri e stimola lo sviluppo di organi e apparati". Il progetto, al quale si è lavorato un anno, ha richiesto il reperimento di fondi e una formazione per le stringenti procedure di donazione, raccolta e trattamento imposte dalle linee guida ministeriali. Sponsor della Blud, costata circa 97mila euro, la Centrale del Latte di Brescia, che ha catalizzato una cordata di partner. Ad acquistare le attrezzature – un pastorizzatore, un analizzatore, frigorifero, congelatore, biberon e sigillatori portatili, tiralatte elettrici e kit per donatrici – è stata Flora di Flora di Nati per vivere, onlus che si occupa di prematuri.

"Saremo un riferimento per la Lombardia orientale – promette il direttore del Civile Ezio Belleri –. A regime offriremo il servizio anche i neonati di altri ospedali. L’obiettivo per ora è un centinaio di bimbi all’anno". Solo nel 2016 la Terapia intensiva neonatale del Civile ha accolto 543 prematuri, anche da Cremona e Mantova. La banca sarà gestita da un medico e un’infermiera che cureranno la selezione delle aspiranti donatrici e gli accertamenti clinici per escludere patologie. Le volontarie saranno istruite sull’iter per la raccolta e dotate del kit. Il latte, subito congelato, sarà poi ritirato a domicilio, analizzato, controllato e pastorizzato. "Si rinnova un’alleanza positiva tra pubblico e privato da sempre attenta alla comunità", sottolinea il presidente della Commissione regionale Sanità Fabio Rolfi. E il numero uno della Centrale del Latte di Brescia Andrea Bartolozzi: "La nostra azienda dimostra sempre il radicamento nel tessuto sociale".