Claudio Grigoletto e Marilia Rodrigues
Claudio Grigoletto e Marilia Rodrigues

Brescia, 27 settembre 2020 - Quell’atto di compravendita? "Non fu adempimento di un debito scaduto ma un atto discrezionale e non dovuto". Dunque è "inefficace" e "da revocare". Claudio Grigoletto, l’ex pilota di aerei che il 29 agosto 2013 a Gambara uccise la sua segretaria e amante incinta, Marilia Rodrigues Martins, delitto per il quale sta scontando 30 anni nel carcere di Bollate, non ha ancora saldato i suoi conti con la giustizia penale che un’altra vicenda, in questo caso civile, gli ha presentato un saldo in rosso. Natalia Silva, la madre di Marilia, è convinta che l’assassino della figlia abbia fatto il furbo vendendo di proposito alle sue bimbe, mentre era in custodia cautelare, la sua casa di Adro per rendersi incapiente e sfuggire all’obbligo del pagamento della provvisionale - 150mila per lei, 150mila per l’ex marito - di cui dice di non aver mai visto un euro. Quindi gli ha fatto causa per ottenere l’annullamento di quell’atto. E ha vinto il secondo round giudiziario. Il 31 dicembre 2013 , quattro mesi dopo il delitto, un notaio entrò a Canton Mombello e formalizzò la cessione della metà dell’immobile di cui Grigoletto era proprietario alle bimbe tramite la madre.

"Quell’immobile peraltro era gravato da un sequestro conservativo non andato a buon fine per lentezze del sistema", sostiene l’avvocato Pierluigi Visentini, che assiste la signora Natalia. Il quel frangente, il detenuto firmò anche un assegno di 9mila euro per il padre. Dal canto suo Grigoletto si è difeso sostenendo di aver ceduto l’immobile solo per sfuggire alla morsa di un debito pregresso e di un decreto ingiuntivo che avrebbe tolto un tetto alle piccole, all’epoca di sei mesi e un anno e mezzo. "La compravendita è stata condotta alla luce del sole con una procura notarile rilasciata dietro autorizzazione del pm, con ricorso al giudice tutelare nell’interesse delle minori, con autorizzazione del medesimo giudice e visto del procuratore", ha puntualizzato l’avvocato dell’ex pilota, Luca Ricci di Monza. Grigoletto e l’allora moglie, l’8 marzo 2013 avevano comprato casa per 91.200 euro versandone 17.200 e impegnandosi a saldare il resto entro fine anno. Il 29 agosto 2013, nemmeno una settimana dopo la nascita della secondogenita, il titolare della Lk Aviation strangolò Marilia, e confessò. La vicenda rimbalzò in tutta Italia. Allarmato, il venditore dell’immobile ottenne un decreto per rientrare subito dal debito.

"Poiché Grigoletto non era in grado di farvi fronte, suo padre, per assicurare alle nipotine la possibilità di restare nella casa e provvedere per il loro futuro in un così tragico frangente, ha versato la somma residua", la versione difensiva. Una versione accolta dai giudici di primo grado, che avevano valorizzato l’"atto dovuto", scaturito dalla necessità del debito, dunque non pregiudizievole per i creditori. Ma la madre di Marilia, in sede di appello, ha opposto che quel debito avrebbe ben potuto essere estinto da altri, per esempio dalla ex moglie, e non è dimostrato che Grigoletto non avesse altri mezzi. E la Corte ha accolto il ricorso.

"L’appellante - si legge in sentenza - è titolare di un credito risarcitorio da fatto illecito (l’omicidio, ndr ) anteriore all’atto di vendita" e "appare pacifica la consapevolezza in capo al debitore e al terzo acquirente (il curatore speciale delle bambine) del possibile danno ai creditori. Non vi è chi non colga che l’atto di vendita, nell’ambito del quale le somme sono state destinate a estinguere un debito precedentemente contratto dallo stesso debitore, costituisce un procedimento indiretto nell’ambito del quale il negozio intende raggiungere uno scopo diverso per mera valutazione discrezionale del debitore, in sfavore dei creditori".